Weekend con Botticelli, una fiera impaurita e panini ghiacciati

I tre giorni di Frieze, dove si scopre che il meglio non è Frieze, che Gormley è un geniale arraffone e che le donne sono un tris vincente: Walker, Horn e Maiolino

L'opera di Lara Favaretto nello stand di Franco Noero a Frieze London
Riccardo Deni |

Londra. 3.30 pm, venerdì 4 ottobre. Inizia il weekend di Frieze e nonostante torni qui dopo due anni di interruzione cerco di calmare il fremito e l’interesse per quella che dovrebbe essere l’ultima edizione pre-Brexit, a ridosso dell’evento più procrastinato dai tempi dell’ultima sigaretta di Zeno Cosini.

5.00 pm, le gallerie sono pronte per Frieze. Da Hauser & Wirth c’è una mostra di Mark Bradford «Cerberus», artista afroamericano di Los Angeles. Le opere di immense dimensioni, strati di materiali diversi, plastiche, colore, tessuti, colle, sono impressionanti e un po’ sgangherate. Ricordano molto alcuni lavori di Rauschenberg e sicuramente non potrebbero essere più piccoli di così, perché perderebbero ogni forza visiva e attrattiva.

David Zwirner dedica una personale al pittore Nate Lowman, che pesca dal pozzo dell’orrore una pagina specifica della storia della cronaca e della
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