Viva Villa

Franco Fanelli |

Cent’anni fa nasceva Emilio Villa, poeta e critico d’arte. È morto nel 2003, ma è più probabile che un ossequioso burocrate bizantino o uno strisciante cortigiano cinquecentesco molto meglio di lui si troverebbero a proprio agio tra i critici d’arte d’oggi. Villa era coltissimo (traduttore della Bibbia, scriveva in latino, greco antico, francese e portoghese ed era attratto dalle lingue scomparse, dal fenicio all’assiro), ma non dava nessuna importanza alla pubblicazione delle sue opere, ricambiato, in questo, dalle case editrici. Era appartato, misterioso, irriverente e dissidente. Era un anarcoide cultore della libertà di pensiero e d’azione. Non era un globe-trotter presenzialista, ma un militante autentico, in tempi in cui sostenere Burri, Fontana e Rothko non era così scontato e «sicuro». Precario a vita, non si affannava alla ricerca di sinecure e prebende, figurarsi una cattedra universitaria o
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