Un racconto lungo 400 anni

Alla galleria Fondantico di Bologna 35 opere dal Cinque all'Ottocento

Giovanni Pellinghelli del Monticello |  | BOLOGNA

Fino al 23 dicembre Fondantico ospita la consueta mostra autunnale, quest’anno intitolata «Racconti d’Arte. Dal XVI al XIX secolo» con 35 opere fra dipinti e disegni, di maestri non solo emiliani attivi fra Cinquecento e inizi Ottocento. Fra i dipinti più antichi la «Sacra famiglia» del ferrarese Camillo Filippi (padre del Bastianino), «Venere e Amore», olio su rame della bolognese Lavinia Fontana e la piccola pala di un autore raro: Pietro Maria Massari detto il Porrettano, allievo dei Carracci.

Più tarde le opere dello Scarsellino e di Carlo Bononi, esempi della rinnovata pittura ferrarese tra Cinque e Seicento; di Lucio Massari, autore di «San Paolo a Efeso esorta a bruciare i libri eretici», grande tela già nella Collezione Liechtenstein di Vienna; di Giovanni Maria Tamburini, specialista di pittura popolare e quotidiana; del classicista di livello europeo Michele Desubleo.

Cuore della mostra è il piccolo «Cupido addormentato» di Guido Reni, databile attorno al 1630 e descritto nell’inventario del 1658 dei beni del marchese genovese Giovanni Battista Raggi, a cui si affiancano l’ovale «San Matteo e l’angelo» di Guercino («Libro dei conti», 4 marzo 1653) e la luminosa «Madonna con Bambino» di Elisabetta Sirani, firmata e datata 1660. A completare la quadreria seicentesca la coppia di nature morte con selvaggina e volatili del pittore di Anversa Jan Fyt.

Il Settecento esplora ambiti locali di pregio speciale: due dei «Sette quadri rappresentanti Fatti dell’Eneide di Virgilio» commissionati nel 1716 dal marchese Andrea Albicini di Forlì a Ignazio Stern (allievo di Cignani), lo spettacolare «Muzio Scevola davanti a Porsenna» di Antonio Gionima (il migliore allievo di Giuseppe Maria Crespi); il modelletto per «Il miracolo del beato Albergati ad Arras» nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Roma di Ercole Graziani, di Mauro Gandolfi gli insoliti bozzetti per le fiancate della carrozza di gala del marchese Sebastiano Tanari per l’elezione a senatore nel 1790; del forlivese Giacomo Zampa la coppia di Allegorie dell’Estate e dell’Inverno; del fanese Carlo Magini una natura morta di atmosfera rarefatta e incantata, e infine, rarità storica e artistica, lo studio su pergamena di Bernardino Nocchi per il «Ritratto della venerabile Maria Clotilde di Borbone, regina di Sardegna» dell’Abbazia di Hautecombe. 

A chiudere disegni con architetture e capricci eseguiti agli inizi dell’Ottocento da Felice Giani, Antonio Basoli e Pelagio Palagi.

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