Un modello generativo di edificio per la cultura

La nuova sede torinese delle Gallerie d’Italia può affermarsi come un interessante modello di spazio privato per la cultura in dialogo aperto con il contesto urbano. La storia e il progetto di Palazzo Turinetti

Veduta dello scalone previsto nel cortile di Palazzo Turinetti in piazza San Carlo secondo il progetto che trasforma l’edificio nella sede delle quarte Gallerie d’Italia
Maurizio Cilli |  | Torino

A Torino cresce l’attesa per la prossima apertura al pubblico, prevista per la primavera del 2022, della quarta sede museale ed espositiva del programma culturale Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo. Nel 1999 a Vicenza il programma svelò Palazzo Leoni Montanari e il suo magnifico apparato ornamentale ispirato alla poetica barocca del meraviglioso; otto anni più tardi, nel 2007, aprirono lungo via Toledo le Gallerie d’Italia di Napoli nella preziosa cornice di Palazzo Zevallos Colonna Stigliano e tra il 2011 e il 2012 il maestoso edificio della Banca Commerciale Italiana in piazza della Scala a Milano.

A Torino sarà la volta di Palazzo Renaud di Faliçon, già Turinetti di Pertengo, parte del complesso scenografico di piazza San Carlo costruito sull’angolo con via Santa Teresa. Preziosa occasione, quest’ultima, per rafforzare il già nutrito distretto museale del centro storico della città, con un edificio per esposizioni destinato ad affermarsi come un interessante modello di spazio privato per la cultura in dialogo aperto con il proprio contesto urbano. Un destino tracciato sin dall’origine dello spazio pubblico che lo accoglie.

Tra il 1637 e il 1642, durante il Regno di Vittorio Amedeo I e Cristina di Francia, su disegni dell’architetto Carlo di Castellamonte fu realizzato un ambizioso piano di trasformazioni urbanistiche con il desiderio di elevare la capitale del Ducato sabaudo al rango delle principali città europee: la demolizione di una linea di fortificazione sull’asse della Via Nuova (via Roma) a difesa del Palazzo Reale offrì un contesto prezioso per avviare l’ampliamento della città verso la Contrada Nuova con il disegno di edifici a cortina continua e porticata a formare un’elegante piazza allungata di impianto simmetrico sul modello francese delle «places royales».

I due lotti meridionali della piazza furono donati a ordini religiosi sotto la diretta protezione dei Savoia, gli Agostiniani Scalzi e le Carmelitane Scalze, che v’innalzarono le Chiese gemelle di San Carlo e Santa Cristina, quest’ultima completata durante il regno di Vittorio Amedeo II di Savoia tra il 1715 e il 1718 con un articolato disegno barocco della facciata su progetto di Filippo Juvarra.

La storia della dimora di Maurizio Giuseppe Turinetti, marchese di Cambiano, conte di Pertengo e Costanza, sindaco di Torino di prima classe nel 1752 e nel 1769, è piuttosto tormentata: tra il 1942 e il 1943, durante il secondo conflitto mondiale, gli aerei della RAF lo bombardarono a più riprese con ordigni di grosso calibro; il 20 novembre e l’8 dicembre 1942 gli attacchi provocarono incendi che fecero crollare tetto e solai sprofondando gli appartamenti sino al piano nobile riportando in luce le antiche decorazioni nascoste dalle volte crollate; durante la notte fra il 12 e il 13 luglio 1943 per lo scoppio di una bomba sganciata sulla piazza sono andati distrutti i cornicioni e diversi elementi decorativi della facciata e danneggiati i saloni al piano terreno.

Nel 1951 l’Istituto Bancario Sanpaolo acquista Palazzo Turinetti con la precisa volontà di intraprendere la ricostruzione delle parti danneggiate dell’edificio. Un atteggiamento riscontrabile, peraltro, nella cultura ufficiale del dopoguerra, guidato da una appassionata difesa della tradizione barocca. La metodologia adottata vedeva il restauro conservativo delle facciate ritenute auliche, interventi di risanamento conservativo degli ambienti interni, secondo una mediazione stilistica nei risvolti e integrazioni in stile moderno senza eccessivi scrupoli filologici nelle parti funzionali.

La complessità dell’intervento spinge l’Istituto Bancario Sanpaolo, nel 1954, a voler adottare la procedura concorsuale quale strumento utile ad avviare una riflessione di progetto ad ampio respiro. Tra i numerosi candidati all’incarico figurano i più importanti architetti e ingegneri dell’epoca e alcuni mesi dopo, nel 1955, si aggiudica l’incarico il raggruppamento guidato dall’architetto Arturo Midana e dall’ingegnere e architetto Mario Dezzutti. Quest’ultimo maturò la propria formazione, a partire dagli anni Venti, all’interno dell’ambiente culturale degli architetti torinesi detti «novatori» tra cui Giuseppe Pagano Pogatschnig, Mario Passanti, Paolo Perona, Armando Melis De Villa con i quali partecipò all’allestimento della Casa degli architetti per l’Esposizione di Torino del 1928.

Tra le sue opere più innovative va ricordato il ponte Ferdinando di Savoia a Torino, del 1925, sull’asse di corso Giulio Cesare, in cemento armato con quattro archi aventi ognuno una luce di 32 metri, con una luce totale di 134 metri. Ardita e controversa la proposta vincente per la ricostruzione dell’edificio di piazza San Carlo, riflesso diretto di un impegno spesso polemico degli architetti innovatori contro i soprassalti di accademismo. Il progetto riconosce solo in superfice la consistenza continua delle facciate trascurando l’impianto barocco degli affacci posteriori.

La corte interna venne mantenuta, ma snaturata da nuove maniche e nuova pelle costituita da un courtain wall indifferente agli ordini compositivi della preesistenza. Le parti danneggiate dai bombardamenti furono ricostruite e i decori ripristinati, utilizzando anche elementi e arredi provenienti da edifici in disuso dello stesso periodo. L’intervento includeva anche un avveniristico sistema di corsie veicolari di servizio a un drive-in banking. I lavori furono ultimati nel 1963.

Oggi la scelta di riconvertire l’edificio secondo le logiche di valorizzazione del programma culturale Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo apre la strada a una nuova rinascita. Molteplici le ragioni d’interesse offerte dal progetto in corso di realizzazione da parte dello Studio di Michele De Lucchi e ADML CIRCLE. Traspare la volontà di trattare l’edificio in tutte le sue parti come un organismo poroso e attraversabile. A partire dall’affidare alla corte interna un inedito ruolo di condensatore di flussi, dall’esterno della piazza verso l’interno sino a raggiungere l’attigua via XX Settembre.

Secondo questo principio, risulta suggestiva la scelta di inserire uno scalone monumentale, vero dispositivo catalizzatore dell’intervento, capace di far riscoprire al pubblico i grandi ambienti ipogei, precedentemente adibiti a sala convegni, come inedite gallerie espositive dedicate al linguaggio della fotografia contemporanea. La nuova vita pubblica della corte coincide con la volontà di rendere attraversabili visivamente dal portico e accessibili le sale al piano terreno.

Il progetto prevede una libreria e il recupero degli ambienti aulici all’angolo con via santa Teresa del preesistente Caffè San Carlo, già Caffè di Piazza d’Armi divenuto poi Caffè Vassallo dal nome del suo proprietario che realizzò uno dei ritrovi più eleganti ed esclusivi della città. Caratterizzato da un corredo decorativo di gusto neoclassico attribuito all’architetto Giacomo Leoni con soffitti e pareti decorati da Paolo Emilio Morgari e da Giuseppe Borra, nel 1846 il Caffè fu dotato verso il portico di un elegante devanture su progetto dell’architetto Severino Grattoni sostituita in epoca recente da serramenti moderni bordati in granito e porte d’ingresso arretrate in bussola e rialzate.

Stimolante risulta un’ulteriore novità del progetto Gallerie d’Italia con l’apertura al pubblico delle sale decorate ai piani superiori dell’edificio che accoglieranno la collezione di pittura barocca di proprietà del gruppo Intesa Sanpaolo. Occasione straordinaria per offrire ai visitatori il privilegio di poter ammirare da punti di vista inediti e dall’alto piazza San Carlo, uno degli spazi pubblici più preziosi e aulici della città. Non solo questo, l’esposizione della collezione consentirà ai curatori di stabilire una relazione virtuosa tra le opere e gli ambienti per valorizzare il patrimonio decorativo dell’edificio.

Nel corso della seconda metà del XVIII secolo furono realizzate numerose modifiche interne e in particolare viene aggiunto sotto le travature in legno dei solai originali l’impianto delle volte attribuite a un allievo di Bernardo Vittone, l’architetto Giovanni Battista Borra. Tra le numerose attività di ricercatore e disegnatore Borra fu coinvolto nella leggendaria Spedizione Wood voluta a partire dal 1749 da Robert Wood, archeologo studioso del mondo classico e funzionario di Stato inglese, per esplorare i territori dell’Asia Minore occidentale. Borra vi partecipò in qualità di vedutista dei siti archeologici e compilatore di minuziose descrizioni dei ritrovamenti attraverso tavole analitiche.

Tra il 1751 e il 1756 Borra operò in Inghilterra, dapprima nell’aristocratica dimora di Woburn Abbey nel Bedfordshire, dove realizzò un grande soffitto ispirato alle decorazioni di Palmira. Nel 1752 su incarico di Lord Temple disegnò una grande facciata con portico e scalinata per il prospetto meridionale di Stowe House e una serie di opere con le quali aggiornò il linguaggio di alcune delle architetture del parco, splendida esemplificazione delle interazioni tra poesia, pittura e architettura, riferimenti letterari e colti, storia antica e moderna. Di ritorno in Piemonte nel 1756 su invito del principe Luigi Vittorio di Savoia-Carignano, partecipò al completamento dell’impianto guariniano del Castello di Racconigi con il progetto della raffinata facciata principale e delle decorazioni nel Salone di Ercole e nella Sala di Diana.

A patto che la gestione delle attività, il rapporto con i visitatori e il grado di interazione con lo spazio pubblico, si manifestino virtuose e inclusive, la nuova sede torinese delle Gallerie d’Italia nasce sotto il promettente auspicio di interpretare al meglio gli obiettivi di rigenerazione territoriale espressi dalle volontà dei più evoluti programmi di riqualificazione urbana. Seppure l’edificio appartenga al tessuto più centrale del capoluogo, è possibile immaginare che possa rivestire un ruolo decisivo nel valorizzare l’offerta culturale dell’intera Area Metropolitana con ricadute di interesse anche su un territorio più vasto.

Le sue qualità di cerniera fra spazio pubblico e spazio privato e la sua posizione baricentrica nei confronti del principale itinerario turistico di Torino possono rivestire un modello replicabile in altri contesti della città. Secondo i principi dello spirito di progetto, il grado di attraversabilità e versatilità della nuova sede delle Gallerie d’Italia offre una serie di interessanti spunti di riflessione: in futuro altri edifici destinati ad attività sociali e culturali, pubbliche e private, potrebbero risultare spazi generativi di buone pratiche d’uso e riverberare valore urbano sullo spazio pubblico dei loro specifici contesti.

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© Riproduzione riservata Palazzo Turinetti in piazza San Carlo a Torino, all’epoca denominato Palazzo Renato Falicon, con gli effetti prodotti dai bombardamenti dell’incursione aerea del 20-21 novembre 1942 © Archivio Storico della Città di Torino Progetto dell’architetto Severino Grattoni per la decorazione esterna del Caffè San Carlo sotto i portici di piazza San Carlo a Torino, ASCT, Archivio Edilizio © Archivio Storico della Città di Torino Veduta dello spaccato del progetto che trasforma Palazzo Turinetti in piazza San Carlo a Torino nella sede delle quarte Gallerie d’Italia dalla quale si coglie il sistema di relazioni spaziali verticali e tra esterno e interno «Piazza di San Carlo in Turino» , 1730 circa, incisione in rame di Friedrich Bernhard Werner, Collezione Simeom Giovanni Battista Borra, «Piazza di San Carlo dalla parte che riguarda il Palazzo Reale», incisione da Vedute principali di Torino, Torino 1749 © Archivio Storico della Città di Torino Laboratorio Fotografico Rampazzi, Stabile di piazza San Carlo dopo la ristrutturazione: cortile esterno con manica in vetro e acciaio, post 1963 Palazzo Turinetti in piazza San Carlo a Torino, all’epoca denominato Palazzo Renato Falicon, con gli effetti prodotti dai bombardamenti «Stabile di piazza San Carlo dopo la ristrutturazione: drive-in bank, post 1963», Laboratorio Fotografico Rampazzi
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