Un clan di artisti

I cinque Giacometti al centro di diverse mostre questa estate

Luana De Micco |  | Saint-Paul-de-Vence

Alberto Giacometti è al centro di diverse mostre questa estate. La Fondation Maeght di Saint-Paul de Vence presenta dal 3 luglio al 14 novembre «I Giacometti: una famiglia di artisti», curata dal fotografo e pittore svizzero Peter Knapp, che propone di conoscere meglio anche gli «altri» Giacometti, una famiglia di artisti originaria di Stampa, in Svizzera. La Fondation Maeght attinge alla sua collezione per le opere di Alberto Giacometti, tra cui alcuni bronzi dalle sottili, emblematiche, silhouette, come «Donna in piedi II» (1960), e accoglie i prestiti del Masi di Lugano e del Kunstmuseum di Basilea.

I Giacometti artisti sono cinque. Oltre a Alberto (1901-1966), il più noto fra loro, Diego, il fratello minore (1902-1985), si affermò come designer, ma fu riconosciuto a pieno titolo solo dopo la morte di Alberto, con cui collaborò sempre. Diego realizzò diversi elementi di mobilio della Fondation Maeght, che ora li espone, e del Musée Picasso di Parigi, suo ultimo committente, nel 1985. Il museo espone anche il ritratto di Diego che Alberto dipinse nel 1919. Giovanni Giacometti, il padre (1868-1933), fu, con Félix Vallotton e Ferdinand Hodler, una delle figure maggiori della scena pittorica svizzera del primo Novecento, tra Impressionismo e Postimpressionismo.

Amico di Giovanni Segantini, partecipò al movimento «Die Brücke». Augusto Giacometti (1877-1947), cugino di Giovanni, fu a sua volta un colorista di talento. Per le sue «fantasie cromatiche» del periodo 1910-20, viene considerato, insieme a Kandinskij, uno dei precursori dell’Arte Astratta. Bruno Giacometti (1907-2012), infine, il più giovane dei fratelli di Alberto, fu architetto, vicino al Bauhaus. La sua opera più nota è il Padiglione svizzero della Biennale di Venezia del 1952.

Il Grimaldi Forum di Montecarlo presenta a sua volta (3 luglio-29 agosto) «Il reale meraviglioso», ampia retrospettiva di Alberto Giacometti, realizzata in stretta collaborazione con la Fondation Giacometti di Parigi, che ha prestato 230 opere, e a cura di Emilie Bouvard, direttrice scientifica della Fondation parigina. Lungo un percorso cronologico, si comincia dalla tentazione cubista degli anni della gioventù e si attraversa la fase surrealista, con la famosa scultura battezzata da André Breton «L’oggetto invisibile» (1934-35). Si susseguono poi dieci sale sul tema quasi ossessivo della figura umana con opere maggiori come «Il naso» (1947), «L’uomo che cammina II» (1930), «Grande donna IV» (1960-61) o ancora «Annette nera» (1962), ritratto della moglie, Annette Arm, che fu uno dei suoi principali modelli.

Alla Fondation Giacometti di Parigi, si tiene inoltre, fino al 10 ottobre, la mostra «Giacometti e l’antico Egitto», che analizza come l’arte egizia fu una costante fonte di ispirazione per lo scultore. Il percorso tematico crea un dialogo tra i lavori di Alberto Giacometti e opere egizie prestate dal Louvre.

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