Tutto e il suo contrario

Alla Schirn Kunsthalle di Francoforte un'antologica di Paula Modersohn e i disegni Kara Walker

Paula Modersohn-Becker, «Busto di nudo femminile ruotato verso destra e piccolo schizzo inserito in esso», 1898. Paula Modersohn-Becker Stiftung, Brema © Paula Modersohn-Becker Stiftung, Bremen. Courtesy Schirn Kunsthalle, Francoforte sul Meno
Francesca Petretto |  | Francoforte

È la mostra che chiude al meglio il 2021 della Schirn Kunsthalle: intitolata semplicemente «Paula Modersohn-Becker», è una completa antologica dell’opera della pittrice di Dresda (1876-1907) considerata in Germania l’artista in assoluto più significativa del cosiddetto Modernismo classico. Nella sua breve vita (morì a Worpswede a soli 31 anni) riuscì a creare un’opera che la critica definisce completa e antitetica, diventata superficie di proiezione per generazioni di artisti, in grado di polarizzare ancora oggi il parere del pubblico.

I suoi inconfondibili lavori sono al contempo aggraziati e vigorosi, così differenti da quelli dei suoi contemporanei più famosi che incontrò a Parigi, Londra e Berlino; ritratti e nudi di donne, autoritratti d’avanguardia, paesaggi e nature morte viste con altri occhi. Dopo la sua morte divenne però famosa grazie alle sue opere epistolari; poi scomparve, degenerata per i nazisti che nel ’37 ne confiscarono oltre 70 quadri dai musei tedeschi; solo alla fine degli anni ’50 si riprese a parlare di lei. La Schirn riunisce 120 dipinti afferenti a tutte le fasi creative dell’artista, offrendo una visione rinnovata dell’opera di Paula Becker, frutto di studi e ricerche compiuti negli ultimi anni e si concentra sul suo stile pittorico, sui metodi artistici adottati e sulla contraddittoria ricezione del suo lavoro.

Pochi giorni dopo l’inaugurazione della mostra dedicata alla vedette nazionale Paula Modersohn-Becker, è la volta della ricca personale della statunitense Kara Walker (Stockton, California, 1969). In «A black hole is everything a star longs to be» (dal 15 ottobre al 16 gennaio), la Walker apre il suo vasto archivio di disegni, espone oltre 650 opere fra cui un’interessante selezione di suoi lavori su pellicola, perlopiù lungometraggi.

Tuttavia è il lavoro su carta a ricoprire un ruolo centrale nella sua produzione e per la sua poetica: gli schizzi, i disegni satirici e tendenti al caricaturale, i fitti appunti intimi sono sede di processi di pensiero creativo-grafico, luoghi primari di immaginazione e sovversione; sono annotazioni di fatti di razzismo e violenza sessuale, riferimenti a eventi e temi dell’attualità ma anche ad alcune fra le pagine più buie della storia americana, in un lasso di tempo cha abbraccia quella dei neri d’America e la loro battaglia per la parità dai tempi della schiavitù fino alla presidenza di Barack Obama.

L’artista dà forma a conflitti e traumi senza fine, sciocca con immagini drastiche e radicali sulle quali non negozia con il perbenismo o la diffusa indifferenza dei connazionali bianchi. «Una stella non desidera altro che essere un buco nero» è una mostra nata dalla collaborazione di Schirn col Kunstmuseum di Basilea (dove è stata ospitata in prima battuta) e il De Pont Museum Tilburg.

© Riproduzione riservata Kara Walker, «America», 2016-18. © Kara Walker. Cortesia della Schirn Kunsthalle, Francoforte, 2021
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