Tutti gli spazi di Iglesias

Per la mostra nella sede losangelina di Marian Goodman, la nota artista spagnola ha immaginato un percorso visionario e connettivo

«Turbulence» (2023) di Cristina Iglesias. Cortesia di Marian Goodman Gallery
Elisa Carollo |  | New York

A seguito della mostra di Steve McQueen che ha inaugurato il nuovo spazio a Los Angeles lo scorso settembre, Marian Goodman Gallery dedica ora un’ampia personale all’artista spagnola Cristina Iglesias dal titolo «Ellipsis» (sino al 27 gennaio 2024). Monumentali installazioni di carta e rame connettono, come portali, lo spazio della galleria ad altre dimensioni temporali e immaginative. L'artista si è resa nota a livello internazionale creando ambienti immersivi ed esperienziali che combinano una sensibilità minimalista per la forma con complesse costruzioni narrative che connettono micro e macrocosmo, terra e universo, indagano le potenzialità memoriali e immaginative degli spazi.

L’uso non convenzionale dei materiali fa da ponte tra dimensione fisica a quella sonora, liquida e perfino metafisica, creando una sorta di interspazio che diventa piattaforma di esercizio dei sensi e di potenti visioni cosmologiche. Come lei stessa ha descritto, le sue opere «sono come il pensiero, luoghi da cui si vede, spazi che cadono tra realtà e immagine, tra presenza e rappresentazione, spazi che parlano di altri spazi». L’opera centrale in mostra, «The Pavillion of Dreams (Elliptical Galaxy)», 2011-2016, consiste in una struttura sospesa costruita con fili di ferro intrecciato che crea un passaggio labirintico composto da 52 schermi verticali e orizzontali, formando una camera filigranata in cui lo spettatore può entrare.

Al suo interno, il soffitto e le pareti svelano estratti dal visionario romanzo Solaris di Stanislaw Lem: queste iscrizioni permettono al visitatore di «leggere» la scultura, entrando in uno spazio fittizio che si materializza come un regno ellittico ed enigmatico attraverso il linguaggio, mentre la luce viola che proietta ombre sulle pareti e sul pavimento della stanza smaterializza e rimaterializza il supporto scultoreo stesso. Fra utopia e distopia, l’opera permette così ai visitatori di sfiorare l’ineffabilità fenomenologica dei misteri del cosmo, diventando una potente metafora visiva dell'intangibile e di come questo si possa poi manifestare ai sensi in dinamismi mutevoli di energie, forze, luce e ombra.
«Lunar Meteorite (Littoral)» (2023) di Cristina Iglesias. Cortesia di Marian Goodman Gallery
Un’altra installazione scultorea a muro in bronzo, «Turbulence», 2023, nel suo materico vortice, continuo alternarsi di movimento e stasi animato dalle inesauribili energie cosmiche, evoca opere altrettanto visionarie come quelle di Jay DeFeo o i portali di Lee Bontecou. A terra, «Lunar Meteorite (Littoral)», 2023, sembra invece alludere a una collisione fra dimensione terrestre e lunare. Accompagnano il tutto una serie di serigrafie e acido su rame, «Cave Studies», 2022, che riflette materialmente il medesimo concetto di incontro, contrastando però l’impossibilità di visualizzazione di tali fenomeni cosmici con la solidità e la stabilità dei materiali.

La mostra fa seguito ad una serie di importanti progetti pubblici tra cui «Wet Labyrinth (with Spontaneous Landscape)», 2022, alla Royal Academy of Arts di Londra; «Hondalea (Marine Abyss)», 2021, un'installazione al Lighthouse dell'isola di Santa Clara a San Sebastian, in Spagna, e «Landscape and Memory» la sua memorabile installazione site-specific del 2022 al Madison Square Park di New York.

© Riproduzione riservata Una veduta della mostra «Ellipsis» . Cortesia di Marian Goodman Gallery
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