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Restauro

Tre italiane per il Retablo di Issenheim

Il restauro del capolavoro di Grünewald è iniziato nell’ottobre 2018 dopo un periodo di studi lungo vent’anni

Emanuela Bonaccini al lavoro sul Retablo di Issenheim. Foto Luana De Micco

Colmar (Francia). «Lavorare sul Retablo di Issenheim è un’esperienza molto gratificante, è un’opera che va sfiorata con rispetto. È anche un lavoro estenuante: ogni centimetro è una conquista!»: incontriamo Emanuela Bonaccini al Musée d’Unterlinden durante i lavori di recupero del capolavoro di Matthias Grünewald del 1512-16. Munita di lente di ingrandimento e lampada Uv, la restauratrice fiorentina, formata all’Opificio delle Pietre Dure, interviene sul pannello dell’«Annunciazione».

Con un bastoncino ovattato imbevuto di solvente leggero, secondo il protocollo approvato nel 2017 da un comitato scientifico, sta assottigliando le vernici. Fa parte del team di 19 restauratori (3 italiane) diretto da Anthony Pontabry. Il restauro è iniziato nell’ottobre 2018 dopo un periodo di studi lungo vent’anni. Le polemiche legate a un primo intervento nel 2011 sulle «Tentazioni di sant’Antonio» aveva inoltre bloccato i lavori. Al momento della nostra visita, a un anno dall’avvio del cantiere (che si svolge in pubblico), il restauro di alcuni pannelli, tra cui il «Concerto degli Angeli» e la «Natività», era stato completato. Rinnovati anche il supporto e la cornice.

Il retablo, un’opera unica a tre scomparti e 14 pannelli, conservato all’Unterlinden dal 1853, «è in uno stato di conservazione incredibile grazie anche all’ottimo lavoro degli ebanisti scelti da Grünenwald che hanno concepito il pannello in modo da evitare deformazioni e utilizzato un legno di tiglio di ottima qualità. Lo spessore dei pannelli è molto sottile, ma la deformazione oggi è minima», ha spiegato Pontabry.

Il retablo è stato più volte ridipinto con strati di vernice che col tempo si sono ossidati, coprendo la policromia d’origine, che riaffiora a poco a poco. Pontabry si è riservato il lavoro più delicato, quello sul pannello della «Crocifissione», il più esterno, che presentava «un’usura» più importante. Sotto il nero del cielo sono comparse sfumature blu intenso e sono emersi qua e là altri dettagli: l’aureola della colomba nell’«Annunciazione», il motivo a pieghe del manto della Vergine nella «Natività».

Restaurato per la prima volta nella sua interezza, il retablo (dice bene Emanuela Bonaccini) «è un vero e proprio trattato di teologia e di tecnica». Il recupero delle sculture lignee coeve, poste nell’ultimo scomparto ed eseguite da Nicolas de Hagenau, si sta svolgendo a Parigi nel C2RMF (Centre de restauration des musées de France) sotto la guida di Juliette Lévy. Le prime sculture torneranno a Colmar a febbraio; il restauro, per un budget totale di 700mila euro, non sarà terminato prima del 2021.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020


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