Transfert freudiano alla Royal Academy

50 autoritratti di Lucian, che si dipingeva «come se fossi qualcun altro»

Lucien Freud «Reflection (Self Portrait)» 1985
Bianca Bozzeda |  | Londra

Sembra che Lucian Freud abbia sempre rivolto lo sguardo verso se stesso con una certa naturalezza, forse avvantaggiato dalla tendenza alla psicanalisi ereditata dal nonno paterno, Sigmund. «Per rappresentare se stessi bisogna dipingersi come se si fosse qualcun altro», sosteneva il pittore tedesco cresciuto a Londra.

Tra gli artisti più acclamati degli ultimi decenni, Lucian Freud (1922-2011) è forse quello che più di ogni altro ha ritratto la propria persona; dal 27 ottobre al 26 gennaio oltre 50 dei suoi autoritratti sono esposti alla Royal Academy.

Dal primo, realizzato nel 1939, all’ultimo, dipinto 64 anni dopo, l’esposizione permette di osservare il processo di invecchiamento fisico e di evoluzione psichica dell’autore: negli anni della gioventù, Lucian Freud si è dipinto nelle vesti di eroe greco, per poi passare agli sguardi severi dell’età matura, fino alle nudità senili. Il viaggio
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© Riproduzione riservata Lucien Freud «Reflection (Self Portrait)» 1985
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