Torna «The Americans» per 1 milione di dollari

La fondazione in memoria della figlia di Robert Frank devolve l’imponente somma all’editore newyorchese «Aperture» per la ristampa di un libro ancora «tragicamente rilevante»

«Trolley - New Orleans», dalla serie «The Americans» © Robert Frank, courtesy Aperture Foundation
Tom Seymour |

È stata annunciata in questi giorni la nuova edizione del seminale The Americans, di Robert Frank. Sarà pubblicata da «Aperture», la casa editrice non profit di New York, grazie alla sovvenzione di 1 milione di dollari donata dalla fondazione che il fotografo ha creato per la figlia. La nuova edizione sarà composta a partire dalle scansioni delle stampe originali di Frank, e sarà pubblicata nel 2024, nel centenario della sua nascita, e a oltre cinquant’anni dall’ultima edizione del libro realizzata da Aperture nel 1968, e attualmente fuori stampa.

Dopo la morte della figlia Andrea, scomparsa nel 1974 all’età di 20 anni, in un incidente aereo in Guatemala, Frank e la moglie June Leaf hanno dato vita a una fondazione in sua memoria, The Andrea Frank Foundation, che ora sta promuovendo una serie di sovvenzioni, per un totale di 2 milioni di dollari, destinate a 15 organizzazioni fotografiche americane, tra cui appunto Aperture.

La sovvenzione è stata supervisionata da Sarah Meister, ex curatrice di fotografia al MoMA di New York, e dallo scorso maggio direttore esecutivo di Aperture. «Robert Frank ci ha aiutato a vedere noi stessi in modo più chiaro e critico», dice Meister a The Art Newspaper. «Questa nuova edizione rispetterà e onorerà questo».

Dagli anni ’60 ai giorni nostri The Americans è stato considerato punto di riferimento per un’intera generazione di fotografi documentaristi americani che hanno cercato di catturare l’anima del loro paese. Fotografi come Garry Winogrand, Lee Friedlander e Bruce Davidson, di poco successivi a Frank, fino alla generazione attiva oggi, dove troviamo Khalik Allah, Hannah Price e Colby Deal, rendono tutti omaggio alla sua interpretazione della street photography.

Il suo libro, pubblicato per la prima volta quando aveva 34 anni, fu il risultato di un leggendario viaggio attraverso l’America, durato dal 1955 al 1957, che l’autore intraprende dopo aver ricevuto un Guggenheim Grant nel 1954.

Secondo Meister The Americans è rilevante oggi come negli anni ’50. «Gli aspetti che Frank ha catturato dell’America in termini di dolore e complessità delle relazioni razziali, dice ancora, così come le dimostrazioni di alleanza solo simboliche, si avvertono oggi tragicamente rilevanti. Coglie un senso di alienazione, di sospetto, che esiste ancora oggi in America. Erano aspetti degli Stati Uniti che Frank riprendeva a metà degli anni ’50, ma che non si sono dissipati».

E aggiunge: «Possono aver cambiato forma. Possiamo concepirli in modi nuovi. Ma io imparo ancora a vedere l’America quando guardo le pagine di quel libro. Le immagini non mi sembrano storia antica. I nostri autobus potrebbero non essere segregati, ma questo non significa che non dobbiamo occuparci degli stessi problemi che Frank vedeva attraverso la sua macchina fotografica».

Morto nel 2019 all’età di 94 anni, arrivò a New York dalla nativa Svizzera nel 1947 e lavorò in città come fotografo commerciale per riviste come «Harper’s Bazaar». Prima non aveva mai viaggiato in lungo e in largo per il paese, e considerava l’America come una vasta terra aliena. Le 83 immagini raccolte poi nel libro fotografico scandagliano la società americana in ampiezza e spessore, con lo stesso occhio obiettivo e spietato, fotografando ogni soggetto con la sua Leica 35mm, a volte dal posto di guida della sua Ford Business Coupe.

Il viaggio stesso di Frank è entrato nel mito. Mentre guidava attraverso l’Arkansas, fu sbattuto in prigione dopo che i poliziotti locali lo accusarono di essere un comunista solo per il fatto di essere un uomo ebreo vestito in modo trasandato, e con dell’whisky straniero con sé. Trattenuto per tre giorni, gli fu poi detto dallo sceriffo che aveva un’ora per lasciare la città.

Il libro fu pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1958, e l’anno dopo dalla casa editrice statunitense Grove Press. La prima edizione francese, pubblicata a Parigi da Robert Delpire, includeva scritti di Simone de Beauvoir, William Faulkner, Henry Miller e John Steinbeck, tra gli altri. Ma l’edizione americana, del 1959, rimosse tutti i testi per paura che fossero eccessivamente antiamericani nel tono e nello stile, durante l’atmosfera maccartista che pervadeva i circoli di potere statunitensi dell’epoca.

Jack Kerouac, lo scrittore Beat che Frank incontrò per strada apparentemente per caso, scrisse un’introduzione alternativa. Frank ha poi anche lavorato a stretto contatto con il poeta beat Allen Ginsberg, «che ha abbozzato una sorta di risposta, o commento, a The Americans, anticipata per l’edizione del 1968, ma mai pubblicata», racconta ancora Meister. «Per noi è stata una scoperta emozionante», tanto che il testo di Ginsberg sarà in parte incorporato nella nuova edizione.

Il sociologo Howard S. Becker ha scritto che The Americans di Frank funziona come una sorta di traduzione visiva dell’analisi sociale dello scrittore francese Alexis de Tocqueville. «Frank presenta fotografie scattate in luoghi sparsi del paese, che ritornano continuamente su temi come la bandiera, l’automobile, la razza, i ristoranti», scrive Becker. «Alla fine trasforma quegli elementi, per il peso delle associazioni in cui li incorpora, in simboli profondi e significativi della cultura americana».

Aperture, fondata a New York nel 1952, e nota per aver promosso i primi lavori editoriali di fotografi come Diane Arbus e Nan Goldin, utilizzerà la sovvenzione anche «per permettere progetti editoriali che altrimenti non potrebbero trovare sostegno», dice Meister. Intanto le sovvenzioni della Andrea Frank Foundation a 15 organizzazioni culturali in tutti gli Stati Uniti, finanzieranno ulteriori iniziative per la prossima generazione di fotografi, curatori ed editori.
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