Torna a brillare la stella di Pesellino

La National Gallery presenta la prima mostra (9 preziose opere) del pittore del primo Rinascimento, morto a soli 35 anni

«Angelo (mano sinistra)» (1455-60), di Francesco Pesellino, Fra Filippo Lippi e laboratorio. © National Gallery, Londra
Elena Franzoia |  | Londra

Si intitola «Pesellino: un maestro del Rinascimento rivelato» la mostra che, dal 7 dicembre al 10 marzo 2024, per la prima volta la National Gallery di Londra dedica a questo pittore oggi poco noto del primo Rinascimento, cui si devono a Firenze gli affreschi astrologici gemelli, dal significato tuttora controverso, che decorano le brunelleschiane Sacrestia Vecchia di San Lorenzo e Cappella dei Pazzi in Santa Croce. Francesco Pesellino (1422-57 ca) godette in realtà di una prolifica e fortunata carriera, purtroppo interrotta da una morte prematura a soli 35 anni che portò spesso a un’errata attribuzione delle opere, assegnate al nonno Pesello o a Fra’ Filippo Lippi.
«Miracolo di San Silvestro», di Francesco Pesellino. © Worcester Art Museum / Bridgeman Images
«Il suo lavoro era molto ricercato dai principali mecenati e collezionisti del suo tempo, ma anche enormemente rispettato dagli altri artisti sia in vita sia negli anni successivi alla sua morte, commenta l’assistente curatrice Imogen Tedbury. Oggi possiamo solo immaginare che cosa sarebbe potuto diventare questa stella nascente se fosse vissuto più a lungo». Nato Francesco di Stefano intorno al 1422, fu soprannominato Pesellino dal nome del nonno, Pesello, che lo allevò e probabilmente lo introdusse alla pittura. Sue caratteristiche diventeranno un eccezionale talento nel ritrarre le «cose picole», la propensione per il lavoro in collaborazione e le significative commissioni medicee.

La mostra è curata da Laura Llewellyn, curatrice per la National Gallery dei dipinti italiani anteriori al 1500, che afferma: «Le opere di Pesellino sono davvero rare, ma nelle nostre collezioni abbiamo la fortuna di avere due suoi capolavori indiscussi. Il recente intervento conservativo sui magnifici pannelli delle Storie di David ha offerto l’opportunità di portare sotto i riflettori questo straordinario pittore e di celebrare i suoi successi con la prima mostra in assoluto dedicata alla sua breve carriera».

«In un’unica sala sono riunite nove opere, precisano ancora le curatrici. I due pannelli-gioiello delle Storie di David occupano, al centro, il posto d’onore. Esposti senza cornici dopo il recente restauro, di cui presentiamo esiti e scoperte, essi offrono l’occasione di osservare da vicino e in modo approfondito sorprendenti dettagli, anche di natura araldica. Si tratta di opere dalla complessa figurazione nonostante le ridotte dimensioni, che esponiamo circondate da un gruppo selezionato di prestiti. Tre pannelli di predella conservati al Louvre, al Worcester Art Museum e allo Sterling and Francine Clark Art Institute, insieme a un disegno di Sant’Agostino del Louvre e al Dittico dell’Annunciazione della Courtauld Gallery, esplorano lo sviluppo delle tecniche di Pesellino come narratore e collaboratore, capace di lavorare alla piccola scala grazie alla fondamentale formazione come disegnatore e miniaturista. La sua influenza ed eredità presso i contemporanei sono sottolineati dalla Madonna col Bambino, in prestito dal Musée des Beaux-Arts di Lione, che vanta decine di copie e imitazioni».

La mostra si conclude con l’ultima opera di Pesellino che costituisce anche il capolavoro più significativo dell’artista oggi conservato alla National Gallery: la grande «Pala della Trinità di Pistoia», terminata, dopo la morte prematura dell’artista, da Filippo Lippi e dalla sua bottega.
«La Pala della Santa Trinità di Pistoia» (1455-60), di  Francesco Pesellino, Fra Filippo Lippi e laboratorio. © National Gallery, Londra

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