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Tormenti multicolor per Niki de Saint Phalle

A Cannes l'universo dell'eclettica artista francese in ottanta opere

Niki de Saint Phalle, «Coeur», 1963. © 2019 Niki Charitable Art Foundation / Adagp, Paris

Cannes (Francia). «La maggior parte delle persone, diceva Niki de Saint Phalle, non vede l’angoscia che è presente nel mio lavoro. Pensa che tutto sia solo immaginazione e capriccio». In effetti l’universo nato dalla fantasia dell’eclettica artista francese, pittrice, scultrice, videasta, performer, fatto di colori vivaci e forme bizzarre, talvolta infantili, può trarre in inganno. L’opera dell’inventrice delle «Nanas« è solare, ma solo in apparenza. Di fatto non fa altro che oscillare tra sogno e incubo, tra gioia e dolore.

Questa ambivalenza è al centro della mostra «L’ombra e la luce», presentata dal 6 luglio al 3 novembre a Cannes: «Niki de Saint Phalle era un’artista attraversata da contraddizioni. La gioia che prova il pubblico di fronte alle sue sculture colorate non può occultare i suoi tormenti», ha scritto in una nota la curatrice e critica d’arte Numa Hambursin. La mostra si visita in due tempi e due luoghi.

Le opere, un’ottantina, sono allestite tra La Malmaison, centro d’arte creato nel 2000 in un edificio ottocentesco per ospitare monografiche di artisti del XX e XXI secolo, e la Villa Dormergue, già dimora del pittore Jean-Gabriel Domergue e oggi spazio espositivo. Si ripercorrono vita e carriera di Niki de Saint Phalle, artista femminile e femminista, compagna di Jean Tinguely, morta nel 2002 negli Stati Uniti, a 72 anni. Si va dai primi assemblaggi degli anni Cinquanta-Sessanta, come «Heart», del 1963, alle ultime sculture monumentali.

Tra i principali prestatori, il Mamac-Musée d’art moderne et d’art contemporain di Nizza e la Niki Charitable Art Foundation, con sede a Santee, in California. Un forte legame unì Niki de Saint Phalle con la città mediterranea e la regione circostante: al museo di Nizza l’artista donò nel 2001 un’importante collezione di opere e fu a Mons, poco lontano da Cannes, nel castello di Beauregard, che girò nel 1972 il film «Daddy», che ora il museo trasmette su grande schermo per tutta la durata della mostra.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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