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Restauro

Terremoto: soldi finiti, diagnosi senza futuro

La situazione del Laboratorio di diagnostica per i Beni Culturali di Spoleto

Uno dei restauri curati dal Laboratorio di Spoleto, a Villa Farnese a Roma

Spoleto (Pg). A Spoleto opera un Laboratorio di diagnostica per i Beni Culturali che, salvo cambiamenti, a inizio 2019 è senza futuro: i soldi sono finiti. Con Mibac, Regione Umbria, Dipartimento di chimica dell’Università di Perugia e Comune come soci, il laboratorio ideato dopo il terremoto del 1997 ha l’economista Pierre Marie Gruet come presidente, l’architetto Pio Baldi e la storica dell’arte Vittoria Garibaldi tra i suoi esperti.

Il dirigente regionale Mauro Pianesi spiega che il laboratorio ha lavorato su progetti finanziati solo dalla Regione (documentati ora in quattro volumi) tramite il Fondo governativo per lo Sviluppo e la Coesione e che per proseguire servirebbero 300mila euro.

Di qui l’assessore regionale alla Cultura Fernanda Cecchini, spalleggiata dal Comune e dall’ateneo, ha chiesto pubblicamente al Ministero di non tirarsi da parte e sostenere il laboratorio. «Grazie a tecnici e strumentazioni portatili all’avanguardia siamo gli unici in Italia in grado di compiere analisi non invasive su tutta la gamma delle problematiche senza muovere le opere», informa Gruet.

Finora, aggiunge, il centro ha analizzato un centinaio di ambienti espositivi e circa 120 opere spaziando dai crocifissi medioevali umbri ad Agnolo Gaddi in Santa Croce a Firenze, dagli affreschi di Raffaello alla Villa Farnesina a Roma fino al ’900 di Alberto Burri e altri. Non ultimo, rammenta Gruet, il laboratorio ha elaborato una «carta del rischio» su 800 monumenti umbri applicabile anche altrove. «Ma il Ministero non ha mai finanziato il centro», constata Pio Baldi.

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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