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Tefaf Spring: arte e party

90 gallerie (3 italiane) per la terza edizione, concomitante con le aste primaverili

L’ingresso della Park Avenue Armory nella passata edizione di Tefaf New York Spring. Foto Mark Niedermann

New York. Nello straordinario scenario della Park Avenue Armory (quartier generale del 7° reggimento della milizia di New York, tra le protagoniste della Guerra Civile, dotato di una biblioteca progettata da Louis Comfort Tiffany e Stanford White, gioiello dell’American Aesthetic Movement) si svolge, dal 3 al 7 maggio, l’edizione primaverile di Tefaf.

Creatura dell’edizione di Maastricht fondata nel 1988 e gemella di Tefaf New York Fall, è ora alla sua terza edizione e presenta arte moderna e contemporanea, antichità e design grazie alla presenza di novanta gallerie, tra cui le italiane Massimo De Carlo, Nilufar e Tornabuoni Arte.

Tefaf Spring coincide felicemente con alcune tra le aste più importanti dell’anno e offre al tempo stesso a qualunque visitatore l’occasione di ammirare, all’interno del labirinto degli stand, opere del livello dei musei più prestigiosi del mondo. È probabilmente l’unica fiera che offra una così ampia varietà d’opere arte prodotte nel corso di millenni di un livello così alto.

«È un’esperienza unica aggirarsi tra le opere e restare incantati davanti a uno sfrontato Alex Katz, esposto a pochi metri da un sarcofago egizio», commenta Gary Yeh, fondatore di ArtDrunk. Tra le opere più attese, le statuine delle Cicladi della galleria Charles Ede di Londra, le monocromie dell’ottantaquattrenne maestro sudcoreano Ha Chong-Hyun, esponente di spicco dei Dansaekhwa, ormai acclamato a livello internazionale, un Magritte apparentemente sorprendente e nuove creazioni di John Currin presentato da Gagosian New York.

Thomas Marks, editor di «Apollo», attende con ansia invece lo stand della galleria Di Donna di New York che presenta negli stessi spazi accanto a dipinti e sculture surrealiste, maschere Yup’ik, utilizzate nei rituali sciamanici del sud-ovest dell’Alaska, alcune delle quali una volta parte della collezione personale di André Breton. «L’anno scorso la galleria organizzò un party surrealista da fuori di testa», ricorda ancora Marks. Chissà quali sorprese riserverà invece l’edizione di quest’anno.

Viviana Bucarelli, da Il Giornale dell'Arte numero 397, maggio 2019


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