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Antiquariato

TEFAF | Italiani a Maastricht

Orgoglio e stress dei nostri compatrioti: qui si incontra tutto il mondo

Uno scorcio della passata edizione di Tefaf

Maastricht (Paesi Bassi). Che si tratti di veterani o di espositori alla prima esperienza a Maastricht (come Enrico Ceci e Galleria Continua), emergono grande soddisfazione e massimo impegno fra i galleristi italiani che dal 7 al 15 marzo saranno presenti a Tefaf. «L’altissima qualità delle opere esposte, l’attento interesse del pubblico e la perfetta organizzazione rappresentano i punti di forza della manifestazione per la quale le aspettative sono sempre alte», dichiara Cesare Lampronti.

Una visione condivisa un po’ da tutti i partecipanti italiani, che riconoscono come l’eccellenza qui offerta sia garantita dalla rigorosa selezione a monte delle gallerie e delle opere ammesse. «Nella carriera di un antiquario Tefaf rappresenta il raggiungimento di una grande tappa e al contempo una ragione di forte stress perché richiede e pretende l’eccellenza (da qui il suo grande successo). Il biglietto di presenza ce lo si conquista di volta in volta attraverso il lavoro svolto, le opere presentate e i piccoli capolavori rintracciati», commenta Maurizio Nobile.

E può accadere che per la grande aspettativa dei collezionisti alcune opere non facciano neanche in tempo a essere esposte a Maastricht, come rivela Umberto Giacometti: «Quest’anno ho fatto alcune vendite in anticipo e ho dovuto quindi cambiare il progetto di allestimento dello stand a meno di un mese dall’evento». Molto apprezzato inoltre il carattere internazionale della kermesse, luogo d’incontro privilegiato fra addetti ai lavori, collezionisti, direttori e curatori di musei, fondazioni, studiosi.

«Si può definire un grande “museo in vendita”, afferma Tiziana Sassoli di Fondantico. Chi acquista è tutelato: tutte le opere esposte sono infatti valutate e approvate da commissioni di esperti e studiosi di chiara fama. E come mercante anche quest’anno avrò modo di ampliare i contatti e di conoscere le preferenze dei clienti per orientare la ricerca anche oltre il mio campo di specializzazione, che è la pittura antica bolognese ed emiliana».

Intessere relazioni proficue con clienti provenienti da ogni parte del mondo e collocare un’opera all’interno di collezioni internazionali prestigiose è un obiettivo comune a molti, come conferma Dario Porcini: «La soddisfazione più grande per una galleria napoletana come la nostra è che, attraverso il nostro lavoro, l’arte barocca napoletana e italiana sia apprezzata nel mondo esattamente com’era all’epoca in cui venne prodotta». «Nell’arco delle diverse edizioni siamo fieri di aver venduto opere significative nel campo delle arti decorative a 16 diversi musei internazionali», afferma Luca Burzio.

C’è chi sottolinea poi l’alta specializzazione di Tefaf, che ha la peculiarità di prevedere padiglioni divisi per settori di competenza: «Noi saremo nella sezione dei “works of art”, spiega Alberto Di Castro, le arti decorative sempre di più sono osservate e collezionate anche dai grandi musei», e chi, come Alessandra Di Castro, rivela i cambiamenti in corso nel settore: «È finita la moda del minimalismo. Con Tefaf 2020 voglio rilanciare il fasto romano del ’700 con la sua ricchezza di idee e la preziosità di esecuzione. Artisti di fama europea come i Valadier, l’ebanista Andrea Mimmi, il mosaicista Giacomo Raffaelli ci hanno lasciato opere incredibili, da togliere il fiato».

L’ampia varietà di opere, che spaziano dall’archeologia all’arte contemporanea, costituisce un altro tratto distintivo di Tefaf e contribuisce a rendere sempre più globale la platea dei visitatori. «Respirare questo connubio fra epoche così lontane (dall’oro medievale all’astrattismo contemporaneo, dalle sculture tribali all’impressionismo italiano), in un abbraccio fra culture e tradizioni, rende questa fiera il più interessante cinema delle arti visive», aggiunge Enzo Savoia, titolare di Bottegantica.

Ma la metafora più creativa sul Tefaf la regala Domenico Piva: «Al tempo di Cristo le barche dei pescatori venivano riempite quotidianamente sul lago di Tiberiade solo con l’uso delle reti. Oggi sembra che il pesce sia quasi scomparso dalle coste dei nostri mari, e parallelamente i pescherecci si sono sviluppati in maniera tecnologica, tanto che i banchi vengono individuati attraverso radar, sonar e altri strumenti. Tefaf rappresenta nel mercato dell’arte quella tecnologia commerciale che riesce ad attrarre collezionisti, direttori di musei e appassionati non solo dall’Europa, ma anche dal resto del mondo».

Elena Correggia, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020



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