Sul treno dei Maya

Scoperte archeologiche durante i lavori della nuova ferrovia lunga 1.554 chilometri che attraverserà i principali siti maya della penisola dello Yucatán. Entro il 2023 prevista l’apertura del primo tratto

Il Palazzo di Palenque
Antonio Aimi |  | Città del Messico

L’idea del «treno maya», lanciata dallo stesso presidente del Messico nel 2018, è un progetto di enorme importanza destinato a cambiare per sempre il panorama del turismo archeologico e della stessa archeologia dei siti maya della penisola dello Yucatán.

Il piano dell’opera prevede di costruire nelle regioni meridionali, orientali e settentrionali dello Yucatán una nuova ferrovia, che deve congiungersi con quella già esistente, che collega Palenque con Valladolid, lungo l’area occidentale della penisola. Alla fine dei lavori il treno maya dovrebbe contare su 1.554 chilometri, che con un percorso grosso modo circolare dovrebbero consentire di raggiungere facilmente tutti i più importanti siti maya del Messico. Per rendersi conto dell’importanza di questo programma è sufficiente soffermarsi su alcuni dati.

Da quanto risulta dalle fonti ufficiali, nel 2019 (per ovvie ragioni si prende in esame l’ultimo anno prima della pandemia) all’aeroporto di Cancún, la città sui Caraibi punto di passaggio quasi obbligato per coloro che vogliono godersi uno dei mari più belli del mondo, sono arrivati circa 25 milioni di turisti. Di questi, oltre 2 milioni hanno raggiunto la città di Chichen Itza, il famoso sito del Postclassico, ma solo 48mila hanno visitato Calakmul, una delle due «capitali» maya del Classico.

La ragione di questo scarto è dovuta soprattutto al fatto che, mentre la prima si trova a circa due ore dalle località balneari della costa, la seconda ha lo svantaggio di trovarsi a tre/quattro ore di distanza e, quindi, non può essere visitata con un’escursione in giornata. È quindi evidente che, se il progetto del treno maya sarà realizzato bene e in modo intelligente, darà la possibilità ai milioni di turisti che si godono la Riviera Maya di raggiungere e visitare comodamente i bellissimi siti di una delle culture più affascinanti dell’America preispanica. Si è appena scritto «bene e in modo intelligente», perché è evidente che, dato che la ferrovia dovrà essere costruita anche in aree molto fragili dal punto di vista ambientale e con siti archeologici in parte ancora sconosciuti, sarà doveroso rispettare le une e tutelare e valorizzare gli altri.

Nel frattempo, sono cominciati i lavori e nel 2023 è prevista l’apertura del primo tratto. E i lavori, ovviamente, hanno portato a importanti scoperte archeologiche. Ufficialmente si sostiene che è stato completato il 98% delle prime quattro tratte del percorso e che sono stati portati alla luce 14.066 «monumentos arqueológicos». In ogni caso, anche se non c’è ancora un quadro completo di ciò che è stato trovato, dall’Instituto Nacional de Antropología e Historia (Inah) e dai media è stato possibile avere alcuni dati sulle scoperte dovute ai lavori del treno maya.

In un primo tempo, sono stati presentati i reperti rinvenuti nei pressi della città di Maxcanú (Yucatán settentrionale), tra i quali spicca una ciotola in terracotta di stile Chocholá, datata tra il 600 e l’800 d.C. I Maya l’avevano collocata sotto un pavimento di stucco che copriva un «depósito mortuorio». Nei glifi della Pss (Primary Standard Sequence), che corre sotto il bordo superiore del reperto, è scritto: «È il suo vaso, la sua ciotola per [bere] il fruttato, fresco cacao del Sajal [titolo riservato ad alcuni esponenti dell’élite]». Correttamente, come alcuni archeologi hanno cominciato a fare seguendo i modelli della Storia dell’arte, al reperto è stato dato un nome proprio: «La ciotola del Sajal».

Successivamente è stato presentato quanto è emerso dai lavori attorno alla città di Tenosique (Tabasco), che hanno restituito i resti di 482 costruzioni e 80 sepolture, in cui sono stati ritrovati i resti di persone con deformazioni craniche (frutto della compressione del cranio tra due tavolette in età infantile), segno di un alto status sociale. Inoltre, sono state scoperte una trentina di terrecotte, tra le quali si segnalano una specie di casseruola e un vaso con beccuccio con quattro piedi mammiformi. La maggior parte dei reperti di questa zona coprono un lungo periodo della storia maya e partono dal 300 a.C. (Tardo Preclassico) per arrivare fino al 1450 (Tardo Postclassico). Infine, qualche settimana fa nella zona tra Escárcega e Calkiní (Campeche) sono stati rinvenuti due altari, un monolito a forma di carapace di tartaruga e una testa in pietra.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Antonio Aimi