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Archeologia

Sul Palatino riapre la Domus Transitoria

È il teatro ninfeo dove Nerone si rifugiava per fuggire dal caldo

Render di uno degli ambienti pertinenti alla Domus Transitoria di Nerone, conosciuta anche come Bagni di Livia, situata sotto la Domus Flavia sul Palatino a Roma

Roma. La storia della Domus Transitoria, il primo palazzo di Nerone sul Palatino, è breve e da subito costellata di spoliazioni e saccheggi: il 12 aprile, dopo circa 60 anni, riapre il teatro-ninfeo, conosciuto anche come Bagni di Livia, uno «specus aestivus» dove Nerone si rintanava per fuggire dal caldo. Breve perché, con il pretesto dell’incendio del 64 d.C., l’imperatore dopo neanche quattro anni vi costruì sopra una dimora ancora più sfarzosa, la Domus Aurea, che dal Palatino si estendeva fino al Colle Oppio, dove è opinione diffusa furono riutilizzati i meravigliosi pannelli parietali e pavimentali in opus sectile che la rivestivano.

«Interrotti i getti d’acqua delle fontane e asportati i marmi colorati, una colmata di terra e detriti fu gettata dall’alto nel grande cortile centrale trasformato in piano di fondazione della nuova domus neroniana», spiega l’architetto Maria Maddalena Scoccianti. Le depredazioni ricominciarono nel 1720, a seguito degli scavi intrapresi per conto dei Farnese. In tempi recenti, dal 2011 è iniziato un paziente lavoro di restauro, che ha gradualmente coinvolto l’intero monumento a partire dall’impermeabilizzazione del solaio e dalla bonifica dell’intradosso.

I Bagni di Livia riaprono quindi al pubblico con visite a piccoli gruppi, che si immergeranno nelle viscere del Palatino proprio al di sotto della Cenatio Iovis della Domus Flavia, un triclinio imperiale. Il percorso rende visibile parte di un peristilio con un ninfeo che riproduce una frons scaenae, una scena teatrale con giochi d’acqua, e altri ambienti con pavimenti in marmi policromi, affreschi, e una celebre volta i cui cassettoni finirono a Napoli alla fine del ’700, oltre a una grande latrina da 80 posti.

E proprio da Napoli arrivano alcuni frammenti di affreschi del sito restaurati per l’occasione, che con la formula del comodato saranno esposti al Museo Palatino, dove una sezione è dedicata alla Domus Transitoria e in particolare al ninfeo: con le pitture riportate alla luce da Giacomo Boni nel 1912 e distaccate nel 1956, e le tarsie marmoree in marmo bianco, giallo antico, palombino e pavonazzetto del rivestimento parietale, ricomposte in epoca moderna in due pannelli. Le strutture mostrano ancora le tracce di quello sfarzo che, sulla scia dei Tolomei, Nerone ostentava come garanzia di un governo ricco e felice.

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 396, aprile 2019


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