Storr provoca ancora

Nello spazio newyorkese Venus Over Manhattan un percorso curato dal noto critico americano riunisce opere che colpiscono e pungolano lo spettatore

«Life is Tuff» (2023) di Peter Saul © 2023 Peter Saul / Artist’s Rights Society (ARS), New York. Cortesia dell’artista e di Venus Over Manhattan, New York
Luciana Fabbri |  | New York

«La parola «isteria» viene descritta su Wikipedia come un “eccesso emotivo incontrollabile”. La mostra è dedicata al modo in cui l’isteria influisce sulla visione, a come sia l’occhio stesso a generarla in condizioni di crisi come quelle stiamo vivendo.” Così il curatore emerito Robert Storr introduce «Retinal Hysteria», la collettiva allestita da Venus Over Manhattan sino al 13 gennaio 2024. La mostra presenta circa 80 opere di 40 artisti intergenerazionali, che vanno dai 32 agli 89 anni, selezionate secondo il criterio di «disorientante intensità».

«L’affiliazione stilistica non è stata di mio interesse per la scelta delle opere. Funk, Imagismo, Fumetto Underground, sono tutte etichette temporanee per definire gli imperativi espressivi che caratterizzano questa mostra»,
precisa Storr. Il titolo è ispirato dalla mostra «Eye Infection»,organizzata circa venticinque anni fa allo Stedelijk Museum di Amsterdam, per il quale il critico americano scrisse un influente saggio. Quel percorso presentava le opere di cinque artisti americani (Mike Kelley, Jim Nutt, Peter Saul, H.C. Westermann e Robert Crumb) accomunati da un interesse verso gli aspetti più crudi della realtà e le cui opere caricaturali sfidavano gli ideali della tradizione modernista dominante.

Per via della loro posizione antintellettualista, soprattutto durante gli anni della «guerra fredda culturale», questi artisti furono a lungo ignorati dalle istituzioni museali americane. Storr ne rimarcò l’importanza per la storia dell’arte americana, al pari dell’Espressionismo astratto, sottolineando come, entrambi gli approcci artistici, l’espressionismo astratto o l’Arte caricaturale degli artisti coinvolti in «Eye Infection», ricercassero l’essenza, nonostante le loro posizioni antitetiche.

Come ha spiegato l’artista Mike Kelly nel suo saggio sulla caricatura Foul Perfection del 2003: «le esagerazioni che si trovavano nelle opere di questi artisti erano diametralmente opposte alle esagerazioni che costituivano le fondamenta del modernismo. Se quest’ultimo distorceva la realtà con lo scopo di rimuoverne i dettagli effimeri, lasciando solo le qualità ideali ed eterne, le caricature ribaltavano la situazione focalizzandosi sugli aspetti più distintivi e meno gradevoli della realtà. Eppure, in questo modo, la caricatura si avvicinava alla “verità” più di quanto non lo fosse la realtà».

Il provocatorio «Kiss My Aessthetics!», che appare nel comunicato stampa della rassegna newyorkese, rappresenta un affronto di Storr all’idea di purezza formale di Clement Greenberg, il critico americano più influente di quegli anni. Greenberg sosteneva infatti che un dipinto per esser «puro» avrebbe dovuto concentrarsi sul medium, rendendo l’opera un’esperienza puramente ottica, ed escludendo ogni forma di realismo.
«Prothesenselbstportraet» (2000) di Maria Lassnig. Collezione privata © 2023 Estate of Maria Lassnig. Cortesia di Petzel Gallery e Venus Over Manhattan, New York
Contrapponendo la visione immutabile e trascendentale del modernismo con le loro rappresentazioni terrene e quindi instabili, Storr sottolineava come i lavori degli artisti che aveva incluso nel percorso allo Stedelijk costituissero una ribellione contro l’idea di perfettibilità umana (specialmente durante gli anni ‘60 e ‘70, periodi segnati dalla crisi dell’AIDS, dalla droga e dalla guerra in Vietnam).

Oggi, circa 25 anni dopo, Storr ripropone gli stessi temi declinandoli al tempo presente, presentando una serie di opere che colpiscono, irritano e provocano, sullo sfondo di un mondo che sembra, nuovamente, andare in frantumi. Mentre l’esperienza estetica di Greenberg era puramente ottica, e quindi implicava la rimozione di ogni riferimento al nostro essere corporali, in «Retinal Hysteria» Storr ci riporta ad una dimensione più istintiva, un’esperienza del mondo attraverso il corpo. Un’idea che sembra incarnare il titolo della Biennale diretta proprio da Storr nel 2007 («Pensa con i sensi, senti con la mente»).

Le opere in mostra, secondo lui, rispondono ad un «imperativo espressivo» nel tirare fuori un trauma percepito a livello corporeo. La mostra è straboccante di dipinti, disegni e sculture di varie dimensioni. Una delle prime opere che vediamo entrando in galleria é «Paul and Sena», del 2022, di Ashley Bickerton. L’opera fa parte di una serie intitolata «Blur» in cui l’artista, partendo da fotografie di amici e familiari, le ha riportate su tela, sfuocando completamente le figure e lasciando solo gli occhi segnati da puntini. In queste opere i soggetti gradualmente svaniscono, evaporando in campiture di colori in movimento.

In «Prothesenselbstportraet» (autoritratto con protesi), del 2000, l’artista Maria Lassnig si autoritrae con gli occhi bendati e con la protesi di una macchina fotografica al posto di una delle braccia. Subito accanto, in «The Crab», del 2023, di Dana Schutz vediamo una figura femminile con un solo grande occhio mentre un granchio, in mezzo alle sue gambe, agita le chele vicino ai suoi genitali esposti. La donna imita con una mano la chela del granchio con l’intenzione di tagliarsi l’occhio lacrimante. La scena sembra essere ripresa da un vaso attico al Museo del Louvre che raffigura Carcino, un granchio di enormi dimensioni presente nella mitologia greca. Gli autori in mostra sicuramente condividono un interesse comune: esplorare le complessità dell’identità nel contesto di un mondo in continua ridefinizione.

© Riproduzione riservata «Paul and Sena» (2022) di Ashley Bickerton. Cortesia di Gagosian Gallery e Venus Over Manhattan, New York
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