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Redazione
Leggi i suoi articoliQuella del 2017 sarà un’edizione speciale per Magazzino, giunta alla dodicesima presenza ad Art Basel. Oltre a presentare in stand i lavori dei nostri artisti, partecipiamo a «Unlimited» con due opere, una di Massimo Bartolini, esposta alla Biennale di Venezia del 2013, che presentiamo in collaborazione con Massimo De Carlo e Frith Street, e una di Enrico Castellani del 1970, presentata in collaborazione con Lévy Gorvy. Scherzando, ma non troppo, dico sempre che Art Basel è l’esame di fine anno della galleria. Cerco ogni volta un approccio curatoriale al design dello stand, armonizzando opere anche molto diverse tra loro come se allestissi una piccola mostra.
Come influisce su Basilea la contemporaneità con Biennale e Documenta?
Innanzitutto mi fa piacere sottolineare la presenza a Documenta di David Schutter, del quale presentiamo alcuni lavori ad Art Basel. In termini di pubblico lo spostamento dell’inaugurazione della Biennale all’inizio di maggio probabilmente toglie di più a Venezia. La qualità del Padiglione Italia in Biennale credo sia una conferma dell’ottimo momento dei nostri artisti, un po’ meno del nostro sistema. A questo proposito, la promozione degli artisti italiani in campo internazionale è una delle prerogative di Magazzino; l’arte italiana è ben recepita e collezionata anche all’estero, e rassegne come Art Basel sono un veicolo fondamentale.
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