Sophie e altri voyeuristi al Fotomuseum

Un progetto di Sophie Calle e i nuovi orizzonti della fotografia contemporanea

«Parce que (Because), The Bed», 2018, di Sophie Calle. © Sophie Calle, ADAGP Paris 2019. Foto di Claire Dorn. Cortesia di Perrotin
Monica Poggi |  | Winterthur

«Ho visto mio figlio in un sogno. Aveva dieci anni. Era in pigiama. Mi guardava e mi sorrideva. È venuto verso di me. Ho pensato che fosse davvero bello»: è ciò che risponde uno dei protagonisti di «The Blind», progetto realizzato da Sophie Calle nel 1986 coinvolgendo diverse persone cieche dalla nascita, alla richiesta di descrivere la propria immagine di bellezza.

La trascrizione delle risposte, un ritratto dell’intervistato e una fotografia di ciò che le parole descrivono, vengono poi esposti insieme, unendo una forte vena poetica con l’attitudine archivistica che ritroviamo in molte opere dell’artista francese. Questo progetto, e tanti altri realizzati negli ultimi anni, è esposto dall’8 giugno al 25 agosto nella grande mostra, intitolata «Un certain regard», che il Fotomuseum le dedica.

Un certo sguardo è quello che caratterizza tutta la produzione della Calle, nella quale esplora le
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