Sono 50mila i siti archeologici francesi catalogati

Dal Paleolitico all’archeologia del mondo contemporaneo, il catalogo dei siti «Atlas archéologique de la France» è destinato a tutti, non solo agli addetti ai lavori

Le immagini di una «Venere», una delle prime opere d’arte della storia. © Foto Stephane Lancelot - Inrap
Luana De Micco |  | Parigi

L’Institut national de recherches archéologiques préventives (Inrap) ha compilato il primo atlante dei siti archeologici di Francia, basato sugli «archivi del suolo» raccolti nel corso di migliaia di scavi e decine di anni di ricerche. In poco più di vent’anni, l’Inrap, fondato nel 2001, ha catalogato 50mila siti sparsi su tutto il territorio francese, dai più noti, spettacolari e visitati a quelli rinvenuti a monte di cantieri destinati a essere ricoperti, seppur inventariati.

L’Atlas archéologique de la France, scritto a più mani e curato da Dominique Garcia e Marc Bourion, rispettivamente presidente e conservatore dell’Inrap, è uscito il 23 novembre scorso in Francia, in coedizione con Tallandier (334 pp., € 36), ed è destinato a tutti, non solo agli addetti ai lavori. Un centinaio di mappe inedite raccontano 500mila anni di storia della Francia attraverso le scoperte archeologiche. L’indagine portata avanti «sulle ricchezze archeologiche della Francia, ha spiegato Garcia, non solo documenta il passato, ma interroga anche il futuro e, grazie alle mappe, consente di mettere a fuoco le problematiche contemporanee attraverso grandi fasce cronologiche».

Il volume parte dalle origini, dal Paleolitico (tra 1 milione e 6mila anni a.C.) e dai primi insediamenti di Homo sapiens in Francia (circa 40mila anni fa), per poi risalire, passando per la Gallia celtica (800-50 a.C.), la Gallia romana (50 a.C.-400 d.C.) e la Francia medievale (1100-1500), rendendo conto anche dei recenti scavi portati avanti sul cantiere di restauro della Cattedrale di Notre-Dame, che hanno permesso di rinvenire alcuni sarcofagi medievali. Le mappe collocano sul territorio i siti che hanno restituito le prime opere d’arte della storia, dalle pitture parietali delle grotte alle statuette femminili dette «Veneri», le prime sepolture, con gli spettacolari megaliti e dolmen, ma anche l’evoluzione delle pratiche agricole e artigianali e la nascita delle guerra.

«I testi a corredo delle mappe permettono di comprendere meglio i concetti di popolo, di cultura, di sedentarizzazione, spiega ancora Garcia. Ci si rende conto allora che queste nozioni sono frutto di contingenze storiche e di processi sociali e politici». Il volume si chiude sull’archeologia del mondo contemporaneo (1800 ad oggi) affrontando i temi di schiavitù, colonizzazione e guerre.

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