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Mostre

Solo il disegno conta

La grafica di Giacometti nelle più diverse tecniche incisorie

«Lucas Lichtenhan», xilografia del 1917-18 di Alberto Giacometti. Collezione Eberhard W. Kornfeld, Berna

Chiasso (Svizzera). Scultore e pittore, ma anche incisore, sebbene quest’ultima sua competenza sia meno nota e celebrata delle prime due. La mostra «Alberto Giacometti (1901-1966). Grafica al confine tra arte e pensiero», curata da Jean Soldini e Nicoletta Ossanna Cavadini per il m.a.x. museo (riaperta il 9 giugno, fino al 10 gennaio del prossimo anno) affronta questo volto meno noto del grande artista svizzero, esponendo per la prima volta l’intero corpus grafico: oltre 400 fogli e molti libri d’artista, giunti qui dalle principali collezioni internazionali che conservano i suoi lavori.

L’insieme dà conto della sua maestria nelle più diverse tecniche incisorie (xilografia, incisione a bulino, acquaforte, puntasecca), nelle quali spesso sperimenta temi e modi poi traposti nelle sculture o nei dipinti perché, ripeteva, «di qualsiasi cosa si tratti, di scultura o di pittura, è solo il disegno che conta».

Proprio per mettere in luce i legami tra i suoi diversi linguaggi espressivi, ognuna delle quattro sezioni della mostra mette a confronto con le grafiche un dipinto, una scultura o un disegno a esse affini, ma poiché Giacometti fu anche un protagonista del mondo della cultura, sono esposte anche le fotografie dell’amico Ernst Scheidegger, che sin dal 1943 prese a documentarne con immagini e filmati la vita artistica e privata.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020



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