Sogni e gesti al cavalletto da Dorotheum

Alla Contemporary Week Ernst, Arp e Miró, ma anche Guttuso, Vedova e Tancredi

«Uranus II» (1953) di Georges Mathieu (stima 250-350mila euro). © Dorotheum
Elena Correggia |  | Vienna

Un flusso di memoria interiore e di frammenti del passato sembrano dettare le sembianze dell’autoritratto multiplo che Guttuso dipinge ne «L’atelier» (stima 120-160mila euro), un’opera del 1975 proposta all’interno dell’asta di Arte moderna in programma da Dorotheum, a Vienna, il 30 novembre. Proveniente da una collezione privata europea e dalla ricca storia espositiva alle spalle, l’olio su tela raffigura l’artista al cavalletto in due diversi momenti di lavoro e in una pausa con l’immancabile sigaretta, in una scansione ritmica dalle vivaci cromie e secondo una rappresentazione nitida e precisa, in contrapposizione con l’ispirazione legata al ricordo e all’interiorità.

Immagini che nascono da sogni e inconscio guidano spesso la mano di Max Ernst sulla tela, come in «Enseigne pour une école de Moustiques» (250-300mila) del 1961, in cui la riflessione si concentra sulla relazione tra forma e colore. A catturare l’attenzione sono piccoli tocchi e vortici di bianco che navigano in una distesa blu cielo, attraversata da linee verticali illuminate di rosso.

L’interazione fra negativo e positivo in un dialogo d’impianto grafico fra pieni e vuoti caratterizza la ricerca di Hans Arp, qui presente con «Fronde et nombrils», olio su cartone del 1926 (280-360mila). Il dipinto, pur nell’impianto astratto, evoca nelle sue forme circolari e ambigue un processo di metamorfosi organica, che cita senza rappresentarle entità naturali in un continuo divenire. Visionarietà e affinità di forme avvicinano Arp agli esperimenti scultorei di Miró, come «Oiseau sur une branche», lavoro in bronzo e ferro del 1981 che trova ispirazione nelle suggestioni della natura (120-160mila).

Fra i maestri delle avanguardie è presente anche Léger con «L’anniversaire» (130-180mila), una gouache del 1950 ca dal disegno semplificato e dalla tavolozza brillante che vede protagoniste due giovani e floride donne ritratte come moderne divinità in un momento festoso, un’immagine che ben traduce la fiducia nel nuovo umanesimo sociale spesso celebrato dall’artista.

Il primo dicembre, sempre da Dorotheum, è la volta dell’Arte contemporanea con una buona presenza di artisti italiani, fra cui spicca Emilio Vedova. Dell’artista informale viene proposta «Visione contemporanea» (280-360mila), opera datata 1952 ed esposta alla Biennale di Venezia dello stesso anno.

Il dinamismo frenetico delle linee si amplifica qui in una gestualità drammatica, ossessiva, che pare superare i confini della tela per arrivare allo spettatore. La tela sintetizza il tumulto interiore di Vedova in una esplosione di segni, linee spezzate, pennellate violente la cui intensità è amplificata dall’austero contrasto cromatico giocato sui toni del bianco, del nero e del grigio.

Alla stagione dell’Informale italiano appartengono anche una tecnica mista «Untitled» (120-160mila) di Tancredi del 1954, che riduce a sottile e indecifrabile segno grafico la sostanza dell’uomo e del mondo, mentre nell’ambito della riflessione spazialista si fa notare «Rosso», un lavoro di Bonalumi del 1978 (70-90mila).

Una tensione vitale esasperata permea anche «Uranus II», dipinto del ’53 di Georges Mathieu, che appare sulla copertina del catalogo (250-350mila) e il cui Astrattismo intessuto di colate di colore spremute sulla tela influenzò la nascita dell’Azionismo viennese. Un linguaggio denso di pathos, dominato da pennellate veloci e attraversato dallo stridore di accentuati contrasti di colore contraddistingue infine Hans Hartung, come rivela «T1959-5», olio su tela del ’59 (350-400mila).

© Riproduzione riservata «L’atelier» (1975) di Renato Guttuso (stima 120-160mila euro). © Dorotheum «Enseigne pour une école de Moustiques» (1961) di Max Ernst (stima 250-300mila). © Dorotheum «Senza titolo» (1954) di Tancredi (stima 120-160mila euro). © Dorotheum
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