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Mostre

Seduzioni sintetiche

L’inquietante pervasività delle tecnologie emotive

«One of them is a Human» (2017) di Maija Tammi

Apre il 28 agosto all’Haus der elektronischen Künste (HeK) di Basilea, con tre mesi di ritardo causa Covid, la mostra «Real Feelings» curata da Sabine Himmelsbach, Ariane Koek e Angelique Spaninks (fino al 15 novembre). Dopo i recenti difficili mesi in cui la pandemia ha esaltato il ruolo ormai imprescindibile delle tecnologie digitali, la finalità della mostra di evidenziare attraverso le opere di 20 artisti internazionali il potere della tecnologia non solo di rappresentare, ma anche di manipolare fino a mutarle le nostre emozioni di stringente attualità.

Attraverso una trasversalità di linguaggi che va dalle installazioni interattive all’intelligenza artificiale, dalle animazioni al video e alla fotografia, le opere indagano infatti la crescente pervasività delle nuove «tecnologie emotive» (ET), affrontando temi come il continuo utilizzo da parte delle grandi aziende dei device personali per influenzare i consumatori, il controllo delle nostre condizioni fisiche o psicologiche grazie a sistemi e dispositivi appositi, il paradosso da un lato della sopraggiunta necessità di insegnare ai bambini a riconoscere le espressioni facciali dirette, non filtrate dalla tecnologia, dall’altro la recente invenzione da parte del Mit Media Lab di un sistema che permette alle macchine di riconoscere e interpretare le nostre emozioni.

Non secondario ovviamente il tema dei robot umani, sempre più diffusa testimonianza della barriera ormai infranta tra uomo e macchina e della crescente difficoltà nelle relazioni reali. Tra i quesiti più interessanti, quali siano oggi i veri sentimenti e l’eventuale capacità delle nuove tecnologie di fare affiorare emozioni mai identificate o addirittura sconosciute. Emergono tra le opere più significative (e spesso inquietanti) «Synthetic Seduction» di Stine Deja e Marie Munk, «Adversarial Feelings» dell’italiano LOREM e «One of Them Is a Human» di Maija Tammi.

Elena Franzoia, da Il Giornale dell'Arte numero 409, agosto 2020



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