Scanavino di terracotta

Nel centenario della nascita dello scultore, l’Archivio a lui intitolato ha inaugurato la nuova sede di piazza Aspromonte 17 a Milano con una mostra curata da Marco Scotini

Scanavino al lavoro nel suo studio dedicato alla ceramica, Calice Ligure, fine anni ’60
Ada Masoero |  | Milano

Nel centenario della nascita di Emilio Scanavino (1922-86), l’Archivio a lui intitolato ha inaugurato la nuova sede di piazza Aspromonte 17 con la mostra «Emilio Scanavino. This Is Tomorrow» (fino al 20 giugno, su appuntamento). Curata da Marco Scotini, esplora il rapporto di Scanavino con la ceramica policroma, praticata dagli anni ’50 nella Manifattura di Tullio Mazzotti, ad Albisola, nel cenacolo di artisti che là si riuniva: da Fontana a Matta e Lam, dal gruppo CoBrA a Baj, Crippa e Dova.

Il titolo della mostra è lo stesso della rassegna del 1956 alla Whitechapel Gallery di Londra che metteva profeticamente in dialogo pittori, scultori, architetti, designer, cui Scanavino partecipò, unico artista italiano. In seguito avrebbe collaborato con architetti come Mario Bardini ed Ettore Sottsass, mentre continuava a creare dipinti in cui il suo segno, «grafico e plastico, organico e astratto», dava vita a un linguaggio del tutto personale, sebbene in dialogo con l’Informale e lo Spazialismo.

Qui vanno in scena oltre 60 opere tra terrecotte smaltate o ingobbiate, maioliche e oggetti in metallo, realizzati tra inizio anni ’50 e fine ’60. Il volume (Silvana) che accompagna la mostra rappresenta la prima indagine su questo versante poco noto dell’opera di un artista che, in vita, espose più volte alla Biennale di Venezia.

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