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Mostre

Rodin in cammino con Giacometti

Per la prima volta un parallelo tra i due scultori alla Fondazione Gianadda

Vésinet, 1950: Alberto Giacometti, fotografato da Patricia Matisse, posa tra «I borghesi di Calais» di Rodin nel parco di Eugène Rudier. © Foto Patricia Matisse

Martigny (Svizzera). La Fondation Pierre Gianadda riunisce fino al 22 novembre una selezione di 130 opere di Auguste Rodin (1840-1917) e Alberto Giacometti (1901-66) in una mostra che per la prima volta traccia un parallelo tra i due artisti.

L’esposizione «Rodin-Giacometti» è stata realizzata in collaborazione con il Musée Rodin e la Fondation Giacometti di Parigi, che hanno messo a disposizione le loro collezioni con prestiti importanti. Dal Musée Rodin arriva tra l’altro il grande modello di gesso dell’«Homme qui marche» (Uomo che cammina), del 1907, e dalla Fondation Giacometti alcuni bronzi come il «Busto di Annette», del 1962, e la composizione «La Clairière», del 1950.

Quando Giacometti arrivò a Parigi dalla sua Svizzera natale, nel 1922, poco più che ventenne, il padre del «Pensatore» e dei «Borghesi di Calais» era già morto da cinque anni. Ma il giovane artista, che molto aveva letto di Rodin sin da ragazzo, si nutrì del lavoro del grande scultore parigino studiando nel laboratorio di Antoine Bourdelle, che fu a sua volta allievo e assistente di Rodin.

La mostra si articola su più tematiche. Una sezione è dedicata all’arte antica come fonte d’ispirazione: come Rodin, che visitò spesso il Louvre per copiare i maestri del passato e viaggiò a Firenze e a Roma nel 1875, così Giacometti riprodusse sul suo carnet di disegni le opere egizie del Louvre e scoprì Giotto in un viaggio a Padova nel 1920.

La mostra si interroga sulla questione della «deformazione» dei lineamenti del viso, al limite della caricatura, un aspetto presente nel lavoro di entrambi: di Giacometti è per esempio «Il naso», del 1947-50. Si affronta anche la questione del piedistallo come elemento integrante della scultura: se la presenza della base in Rodin serve a rendere autonoma la scultura, in Giacometti essa permette di prendere le distanze dallo spettatore. Una sezione è dedicata all’«Uomo che cammina», tema emblematico dell’opera dei due artisti, un’altra al lavoro in serie e alla ripetizione dei motivi.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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