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Archeologia

Riprende la riunificazione del Foro di Traiano

Interrotti più volte, sono ripartiti i lavori in Via Alessandrina

La Basilica Ulpia nel Foro di Traiano a Roma. © Foto di Federico Castelli Gattinara

Roma. Nel 2014 la Repubblica dell’Azerbaigian donava al Comune di Roma un milione di euro per abbattere Via Alessandrina e riunire finalmente i fori di Traiano, Augusto e Nerva. I lavori, come promesso dall’allora sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce, sarebbero partiti entro l’estate dell’anno successivo. Parisi Presicce, in un'intervista a «Il Giornale dell'Arte», ci riferiva inoltre del magnate uzbeko Alisher Usmanov che, dopo un incontro a Roma con il sindaco Ignazio Marino, avrebbe dato disponibilità prima per 400mila euro, poi per l’intero costo (1,5 milioni di euro) del progetto di anastilosi della navata centrale della Basilica Ulpia al Foro di Traiano: la prima fase con la ricomposizione delle colonne del I ordine e dell’architrave, la seconda con le tre colonne residue del II ordine.

La realtà però è stata diversa: prima la fine anticipata della giunta Marino, poi per due volte l’interruzione dei lavori in Via Alessandrina a causa del ritrovamento di cavi dell’illuminazione pubblica, nel novembre 2016 e nel marzo 2017. Il mese scorso, rimossi finalmente i cavi, sono ripresi i lavori che, salvo ulteriori sorprese, dureranno circa sei mesi e smantelleranno «i primi 30 metri circa di Via Alessandrina, al fine di riunificare le due parti del Foro di Traiano rimasto diviso dalla strada dopo gli scavi degli anni 1998-2000», spiegano dalla Sovrintendenza.

Intanto anche l’attuale giunta Raggi si è dotata di un nuovo regolamento per le sponsorizzazioni, a suo tempo uno dei fiori all’occhiello della giunta Marino. Non tutti però plaudono all’intervento che riparte. Molte voci critiche si sono levate in questi anni e ancora oggi a stigmatizzare l’abbandono definitivo del Progetto Fori, il vecchio sogno di Benevolo, La Regina, Cederna e Petroselli, nonché «la più straordinaria proposta di rinnovamento dell’urbanistica romana messa a punto tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta», come l’ha definito Vezio De Lucia.

Il progetto intendeva ricucire l’area archeologica centrale abbattendo via dei Fori Imperiali, «dritta come la spada di un legionario», ma conservando e riutilizzando proprio la storica Via Alessandrina, l’unica risparmiata dalla furia di Mussolini, che poggia tra l’altro su arcate che potrebbero essere riaperte permettendo il ricongiungimento delle aree archeologiche.

Per l’intervento di anastilosi alla Basilica Ulpia invece manca ancora un progetto esecutivo. «Entro dicembre 2016 il Parco archeologico di Roma si sarebbe dovuto arricchire di due ordini di colonne alte quasi quanto la metà della Colonna di Traiano, ha scritto di recente l’ex sindaco Marino nel suo blog, ma purtroppo questo non è ancora avvenuto nonostante il Campidoglio abbia da quasi 5 anni il denaro sul proprio conto corrente».

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019


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