Quanto pesa la scultura

Sul mercato contano il XX e XXI secolo, con un giro d’affari cresciuto del 33% (909 milioni) in 10 anni. Giacometti tra i nomi sicuri, Calder e Leoncillo in crescita, sottovalutati Niki de Saint Phalle e Martini

«Le Nez» (1947) di Alberto Giacometti aggiudicato a 68.852.463 euro presso Sotheby’s New York il 15 novembre 2021 © Sotheby's «Nana Fontaine» (1970) di Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely, venduta da Artcurial il 22 luglio 2021 per 418mila euro © Artcurial «Untitled» (1949) di Alexander Calder aggiudicato a 17.374.078 euro presso Sotheby’s New York il 16 novembre 2021  © Sotheby's
Elena Correggia |

«La scultura è quella cosa su cui inciampi mentre indietreggi per guardare un quadro». Questa provocatoria quanto dissacrante definizione, attribuita all’astrattista americano Barnett Newman, tace delle molteplici possibilità di questo versatile mezzo espressivo. Benché l’arte plastica abbia visto cimentarsi autori un po’ in tutte le epoche, sul mercato è rappresentata soprattutto da figure del XX e XXI secolo. Ma anche per questo periodo occupa una quota residuale rispetto alla pittura, attestandosi dal 2011 a oggi intorno al 10% del comparto secondo il database di Artprice.com.

Inoltre, sempre secondo i dati della società di analisi, negli ultimi undici anni il numero di sculture moderne e contemporanee vendute all’asta è più che raddoppiato (da 22.792 nel 2010 a 49.330 nel 2021), mentre il giro d’affari è cresciuto solo del 33% (da 683 milioni di euro circa a 909), segnale della contrazione del prezzo medio unitario per lotto.

«Nonostante la scultura sia stata spesso considerata residuale, negli ultimi 4-5 anni sul mercato dell’arte moderna e contemporanea abbiamo assistito a un rinnovato interesse per questa tipologia, afferma il consulente d’arte Massimo Vecchia. Basti pensare a un maestro indiscusso del primo ’900 come Adolfo Wildt (i cui valori sono compresi fra 30-40mila e 500mila euro), molto apprezzato dal collezionismo internazionale, che lo acquista soprattutto quando le opere sono già fuori dall’Italia o dispongono dell’attestato di libera circolazione. Ricercate anche le sculture fra Simbolismo e Art nouveau di Leonardo Bistolfi, come testimonia il marmo “La bellezza liberata dalla Materia o l’Alpe” del 1906 battuto da Sant’Agostino a Torino nel dicembre 2020 a 36mila euro, o ancora le rare sculture di Balla e Depero».

Fra gli artisti che hanno sperimentato la materia rimangono una certezza in termini di valori economici Lucio Fontana, dalle ceramiche invetriate degli anni Trenta ai concetti spaziali anni Cinquanta-Sessanta. «Fontana è un artista che prima ha visto affermarsi l’elemento iconico dei tagli nelle tele e per il quale solo successivamente è seguito il successo nelle arti plastiche, anche se gli esiti non sono sicuramente inferiori», continua Vecchia.

E poi Leoncillo, specialmente per la produzione più informale degli anni Cinquanta e Arnaldo Pomodoro, in particolare per i lavori degli anni Sessanta, dove il bronzo lucidato è lavorato a contrasto con le superfici opache. «Arnaldo Pomodoro può contare sull’ottimo lavoro della sua fondazione e su uno dei primi cataloghi ragionati a essere disponibili in digitale, aggiunge Vecchia. Fra i contemporanei più giovani ritengo sia da seguire con attenzione Fabio Viale, le cui opere in marmo sono state esposte nel 2020 nel centro di Pietrasanta e ora al Palazzo Reale di Torino e nella mostra che il Mart di Rovereto dedica a Canova in dialogo con artisti contemporanei. Viale, rappresentato dalla galleria Poggiali di Firenze (le cui opere sul mercato primario spaziano da 15-20mila a 100mila euro circa) lavora in modo originale una materia tradizionale e riesegue sculture della classicità, dalla Venere di Milo al Laocoonte, intervenendo su quei capolavori in modo beffardo, ad esempio con il processo della “tatuatura” dei corpi marmorei».

L’arte moderna a tre dimensioni nel 2021 ha visto riscuotere importanti successi da Sotheby’s, che ha battuto a New York i primi tre top lot della categoria, a cominciare dai due capolavori provenienti dalla collezione Macklowe, ovvero «Le Nez» di Alberto Giacometti e «Figure», progetto per un monumento ad Apollinaire realizzato da Picasso nel 1928.

«Quest’anno abbiamo registrato significativi risultati per molti artisti, da Giacometti al record di Lalanne e abbiamo assistito alla continua crescita del mercato di Calder, afferma Raphaelle Blanga, responsabile del dipartimento di arte contemporanea di Sotheby’s Italia. Nell’arte del XX e soprattutto del XXI secolo, tuttavia, il confine fra pittura e scultura è labile, spesso gli autori si cimentano in opere che contemplano elementi dell’una e dell’altra tecnica e questa peculiarità diventa cifra stilistica ed elemento di successo. Oggi più che mai il mercato è attento alla qualità e premia gli artisti che hanno lavorato seriamente con la materia. Penso ad esempio agli ottimi risultati ottenuti dalle ceramiche provenienti dalla collezione tedesca di Bernd ed Eva Hockemeyer: opere di Fontana e di altri maestri, protagonisti dell’asta da noi allestita a Milano nell’aprile 2019».

La collezione, che ha registrato il 100% del venduto, ha visto brillare fra gli altri un raro e grande piatto barocco di Fontana raffigurante una «Battaglia» passato da una stima di 160-200mila euro a un’aggiudicazione per 504.500 e un «San Sebastiano bianco» di Leoncillo del 1962 venduto per 468.500 (stima 250-350mila). «Fra gli artisti che, pur riconosciuti a livello storico e culturale, non spuntano ancora cifre adeguate al loro valore citerei Niki de Saint Phalle, della quale si trovano piccoli oggetti entro i 100mila euro e, fra gli italiani, uno scultore che ha fatto storia, come Giuseppe Uncini», prosegue Blanga. Di questo artista, uno dei primi a utilizzare il cemento armato per volumi di grande impatto visivo, Sotheby’s Milano nell’asta online del novembre scorso ha venduto «Cementarmato» (1961) per 163.800 euro (stima 120-180mila).

«Il mercato della scultura e delle installazioni, pur rappresentando una piccola percentuale, sta crescendo. Il periodo della pandemia ha spinto molte persone a voler valorizzare la propria abitazione e gli spazi esterni circostanti e le sculture hanno beneficiato di questa nuova mania, afferma Hugues Sebilleau, direttore associato di Artcurial ed esperto per l’arte del dopoguerra e contemporanea. Noi abbiamo anticipato questa tendenza organizzando già dal 2019 a luglio le vendite annuali “Monaco sculptures” a Montecarlo».

Fra gli scultori contemporanei che stanno registrando una crescita di interesse e di domanda Sebilleau cita Tony Cragg, Antony Gormley e l’artista concettuale francese Bernar Venet: «In ascesa è anche César, ma ritengo sia ancora sottostimato rispetto al suo potenziale, ad esempio è ancora poco considerato dal mercato oltre l’Atlantico e in Asia, aggiunge Sebilleau. Lo stesso si può dire per Niki de Saint Phalle, che ha espresso un messaggio forte e attuale che meriterebbe maggiore considerazione sul mercato».

È innegabile che la fortuna collezionistica della scultura sia stata nel tempo condizionata dalle difficoltà di collocazione delle opere e di movimentazione per il peso e le dimensioni, ad esempio del marmo o del bronzo, oppure per la fragilità intrinseca di ceramica, gesso o terracotta. «Si tratta di un mercato molto settoriale, di ricerca, commenta il gallerista Amedeo Porro (Lugano e Londra). Nonostante ciò, una personalità che vanta un collezionismo privato attivo, più all’estero che in Italia, è Medardo Rosso, una figura che ha saputo interpretare in modo innovativo e in senso fotografico la scultura e a cui si sono ispirati molti artisti sia figurativi sia astratti. È raro il suo passaggio sul mercato e i valori oscillano da 80-100mila fino a un milione per i capolavori. Il buon lavoro del suo archivio, che ha catalogato l’opera ripulendola anche da fusioni non autentiche, offre oggi una grande certezza ai collezionisti. Fra i sottovalutati posso menzionare nomi storicizzati come Marino Marini e Arturo Martini (a cui si dice si ispirò anche Henry Moore), e poi Pietro Consagra. Di quest’ultimo è uscito da poco il catalogo ragionato, ma i suoi lavori si attestano ancora fra 10-15mila e 100-150mila euro».

Fra gli artisti italiani che negli ultimi anni hanno conosciuto un’ascesa, favorita dall’apertura al mercato internazionale e statunitense in particolare (con un’attenzione espositiva ad esempio da parte della galleria Hauser&Wirth) c’è Fausto Melotti, i cui prezzi variano dai 2-3mila euro per le coppette ceramiche più piccole fino ai 300-400mila per le sculture in metallo più significative.

«Il mercato sta premiando la leggerezza e il lirismo di Melotti così come il lavoro di Leoncillo, specie le grandi terrecotte fra il ’55 e il ’58 che raggiungono 550-600mila euro, afferma Filippo Di Carlo, della Galleria dello Scudo di Verona. Altri artisti museali percepiti però di gusto più “antico”, come Marini, incontrano meno la sensibilità attuale anche se le opere di qualità conservano comunque il loro valore. Si pensi che un suo cavallo in bronzo di 50 cm circa è stato aggiudicato da Christie’s a Parigi nell’ottobre scorso per 475mila euro». Quanto ai nomi presenti agli incanti internazionali, Di Carlo mette in guardia dal rischio speculativo e dalle repentine accelerazioni che coinvolgono alcuni artisti contemporanei: «Ne sono un esempio i fratelli Jake e Dinos Chapman, che oggi hanno valori contenuti sui 30mila euro contro i 200-400mila di qualche anno fa». Mentre per quanto riguarda gli scultori italiani viventi pone l’attenzione su Nunzio, «per il quale c’è forte richiesta e relativa scarsità di offerta (quotazioni da 30mila a 100mila euro) e Arcangelo Sassolino, che sarà presente alla prossima Biennale di Venezia (quotazioni da 20mila a 90mila euro)».

Leggi anche: La scultura regina d’inverno negli USA

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Elena Correggia