Quando Vedova girava in tondo

Alla Galleria dello Scudo circa venti opere inedite accomunate dall’adozione della «forma-cerchio», come la definiva l’artista

Emilio Vedova, «Tondo 2-7», 1987
Camilla Bertoni |  | Verona

Prosegue il lungo e ormai storico programma di approfondimento del ‘900 italiano della Galleria dello Scudo. Dal 5 marzo (e fino al 30 giugno) a essere esposti, come sempre con l’accompagnamento di un catalogo che si offre come prezioso e approfondito materiale di studio, sono le opere di Emilio Vedova delle serie «Tondi» e «Oltre», realizzate rispettivamente nel 1986 e 1987, oltre a una serie di opere su carta del 1985.

Curatore è Fabrizio Gazzarri, direttore della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova con la cui collaborazione la mostra è stata realizzata. Sono circa venti opere inedite, su supporto ligneo nella maggior parte dei casi, accomunate dall’adozione della «forma-cerchio», come la definisce Vedova, dal piccolo formato fino all’impegnativo diametro di quasi tre metri.

Gazzarri, da testimone diretto del processo creativo, spiega: «Lentamente matura in Emilio Vedova l’idea di confrontarsi con un’altra forma geometrica che lo sta intrigando con insistenza: il tondo. La sua non è una scelta formale o dovuta a una qualche opportunità di lavoro, ma l’inizio di una profonda riflessione che sovverte le gerarchie compositive della sua opera insieme ai suoi orientamenti teorici e poetici».

Del resto, come ricorda ancora Gazzarri, Vedova aveva già messo in discussione dal 1982 «l’ortogonalità del dipinto rispetto all’orizzontalità della sua base», dipingendo sulle tele appese «a rombo» sulla parete. «Non ci sono parole, aggiunge il curatore a dimostrazione di come l’artista volesse sovvertire il normale punto di vista, per esprimere che cosa fosse lo studio con Vedova al lavoro in quei momenti.

Io lo vedevo spesso, di fronte a un suo Tondo appena concluso, piegarsi lateralmente, alzarsi in punta di piedi, girare e inclinare la testa sempre più, quasi a volerci entrare dentro ruotando su se stesso. Un navigare tragico e solitario quasi senza più corpo e materia, in una traslazione totale nella pittura e nello spazio».

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