Quando il mosaico filava

Una complessa ricerca d’archivio e sulle fonti di Paolo Di Buono e Veronika Maria Seifert su un particolare settore delle arti decorative

Particolare di un mosaico di Giovanni Battista Calandra con la «Sacra Famiglia», firmato e datato 1622
Arabella Cifani |

Ci sono libri importanti, anche se entrano in punta di piedi nel mondo della storia dell’arte. Come L’invenzione del mosaico filato, volume destinato a divenire imprescindibile nel suo settore. Paolo Di Buono e Veronika Maria Seifert hanno portato avanti per molti anni una complessa ricerca d’archivio e sulle fonti, incentrata soprattutto sui documenti di quella straordinaria miniera di vicende di storia dell’arte che è l’Archivio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano.

La Basilica di San Pietro è completamente decorata con parati di mosaici di grandissime proporzioni, ai cui cartoni lavorarono a partire dal Cinquecento i maggiori artisti italiani. La necessità delle decorazioni in mosaico era data dal fatto che qualsiasi quadro vi venisse appeso dopo pochi anni incominciava a rovinarsi per via dell’umidità che risaliva dal poroso sottosuolo e in Vaticano si voleva invece costruire e decorare per l’eternità. I primi mosaicisti a operare con tessere minute, atte a rendere effetti pittorici, furono Marcello Provenzale e Giovanni Battista Calandra all’inizio del Seicento.

Gli iniziali esperimenti di mosaico non furono completamente soddisfacenti sul piano tecnico: tessere troppo grandi, mancanza di sfumature sottili, uso di materiali eterogenei. Nel Settecento si passò progressivamente all’uso di un mosaico sempre più minuto e la tecnica si affinò con una costante produzione di ritratti da cavalletto di sorprendente realismo.

Si riteneva fino ad oggi che il mosaico filato (cioè ricavato da sottili bacchettine di pasta vitrea tagliate minutamente dopo averle allungate a caldo come fili) fosse un’invenzione settecentesca, ma gli autori hanno dimostrato che già Provenzale e Calandra nella prima metà del Seicento usavano questa tecnica sofisticatissima.

L’occhio dei due studiosi si è avvicinato ai mosaici antichi e li ha scandagliati in tutti i loro dettagli, scoprendone i segreti costruttivi e le malizie usate dagli artisti per creare capolavori impagabili. Un ricco apparato fotografico di dettagli, con ingrandimenti di mosaici, accompagna il volume e rende chiari anche ai profani i segreti di un’arte antichissima.

Molte anche le scoperte avvenute durante lo studio. Spicca il ritrovamento a Dresda di un mosaico del Calandra con la «Sacra Famiglia», firmato e datato 1622 e che costituisce una delle prime testimonianze in assoluto dell’uso del micromosaico, destinato in seguito a essere adoperato anche per piccoli oggetti decorativi e gioielli e a diventare tra Sette e Ottocento un must per i turisti stranieri di passaggio nella capitale. Il libro narra anche dei due secoli di storia dello Studio del Mosaico Vaticano: una scuola di alta formazione per mosaicisti, ancora oggi, a quattrocento anni dalla sua fondazione, in piena attività.

L’invenzione del mosaico in filato. Aspetti storici e tecnici,
di Paolo Di Buono e Veronika Maria Seifert, 285 pp., 251 ill. col., Il Formichiere, Foligno 2021, € 50

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