Quando Colombo fotografava la collezione Panza

Un percorso fotografico nella Villa e Collezione Panza documenta le opere acquisite dal conte attraverso il sapiente obiettivo dell'eclettico artista

©GiorgioColombo, photoc. Sergio Tenderini
Ada Masoero |  | Varese

Era il 1977 quando Giorgio Colombo, fotografo, grafico e molto altro, entrava in Villa Panza per fotografare, per «Casa Vogue», gli ambienti della dimora settecentesca e la magnifica collezione di arte contemporanea americana formata da Giuseppe e Giovanna Panza di Biumo. Il suo sguardo, colto e innamorato dell’arte del nostro tempo, conquistò il (legittimamente esigente) conte Panza, che da allora affidò a Colombo il compito di documentare i lavori da lui acquisiti, alla luce del complesso rapporto tra scatto fotografico e opera d’arte contemporanea. L’intesa tra i due sarà perfetta, tanto che Giuseppe Panza, nell’autobiografia «Ricordi di un Collezionista», 2006, inserirà Colombo tra gli artisti della sua «terza collezione», avviata nel 1987.

Dal 13 aprile al 25 settembre il FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano presenta nella Villa e Collezione Panza centotredici di quelle fotografie, riunite dalla direttrice Anna Bernardini nella mostra «Lo sguardo differito (1975 – 1992). Giorgio Colombo fotografa la Collezione Panza» (catalogo Magonza Editore, con testo di Bruno Corà). Di queste, 105 sono in bianco e nero, su carta Kodak Elite, e otto a colori, su carta Ilfochrome Classic: tutte stampate nel marzo del 1993 da Giorgio Colombo nella camera oscura del suo studio, su richiesta di Giuseppe Panza.

Per il collezionista questi scatti delle sue opere allestite nella Villa di Varese oppure ordinate, negli anni ’80 e ’90, in mostre temporanee d’importanti musei internazionali, dal Reina Sofía di Madrid al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, rappresentavano uno strumento di verifica dei suoi calibratissimi allestimenti, da lui studiati nei minimi dettagli. Le immagini di Giorgio Colombo ne erano la trascrizione, in un’ottica che il collezionista intendeva, come recita il titolo, come una sorta di «sguardo differito». Nelle fotografie in mostra ci s’imbatte nelle opere di Jene Highstein, James Turrell, Robert Irwin, Dan Flavin, Sol LeWitt, Bruce Nauman, Richard Long, Carl Andre, Richard Serra: riflessioni di ognuno di loro sui temi della luce, dello spazio, della percezione, sulle quali Colombo s’interroga a sua volta servendosi, da maestro, del mezzo fotografico.

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