Predire il passato secondo Franco Rella

Una serie di saggi eterogenei e incisivi su immagini e artisti, collegati da un filo «spinato»

«La Gare Saint-Lazare» (1877) di Claude Monet
Stefano Causa |

Vengono pubblicati ancora libri capaci di far presa e di stimolare la mente? Libri in cerca di qualcuno disposto a impegnarsi e a sconfinare a rischio di perdersi per poi rientrare un po’ diverso da com’era partito? Steso dal Medioevo all’età moderna (con verticalizzazioni ottocentesche), il volume di Franco Rella coinvolge un simile lettore: nonché pretenderlo, finisce per inventarlo.

Certo, bisognerà resistere alla tentazione di ingabbiare il volume, dal titolo troppo generico e capiente, al riparo di una sola disciplina. A meno non sia quello di un cappello a tesa larga; e non perché questi saggi generosi manchino di un filo (benché, spesso, si tratti di filo spinato).

Estetica? Letteratura comparata? Filosofia? Storia e psicologia dell’arte? Ricostruzione dei contesti? Analisi delle forme? Musei e mostre? Anche questo riservano pagine che si schiudono come altrettante feritoie dove cacciare le mani.

Alla fine, se aggiungi la postilla iconografica, prende forma uno dei più proficui itinerari recenti dentro e intorno alle immaginie che suggeriremmo per rinvogliare, primi fra tutti, gli studenti di storia dell’arte contemporanea (ma rieccoci subito a edificare una gabbia). Di rado si è parlato così incisivamente di Courbet, di Van Gogh, di Benjamin, di Thomas Mann o della pittura di Cézanne; persino di Raffaello o di Kafka.

Né ci saremmo aspettati che una citazione peregrina di uno scrittore torrenziale come Don De Lillo allacciasse le bottiglie di Giorgio Morandi alle sventurate sventrate twin towers di New York. Il sentimento del tempo che scaturisce dalle opere non è fissato una volta per sempre.

Ma va ricontrattato e ricontattato tutte le volte. L’arte di predire non pretende di meno che questo. Rella, dal canto suo, è il primo a mentire: «Non sono un critico o uno storico d’arte», mette le mani avanti. «Ma l’arte, concede, è entrata spesso nel mio lavoro (di filosofo e saggista, Ndr)»; come la strada nella casa di Boccioni (1911), aggiungeremmo noi, provoca cortocircuiti essenziali. Il libro ne è pieno.

Moltissime le pagine da setacciare di appunti (su Zola, su Platone o Rilke e Cézanne su cui Rella aveva già lavorato monograficamente in passato).
Il portfolio a colori in coda si può scorrere autonomamente al testo. Quaranta tavole che il lettore deciderà se «leggere» prima o dopo il testo: dall’Antelami del Battistero di Parma al murale effimero di William Kentridge sul lungotevere.

L’arte e il tempo,
di Franco Rella, 300 pp., ill., Jaca Book, Milano 2021, € 50

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