Per vendere gli italiani ci vogliono gli stranieri

Se l'arte nostrana resta la sua carta vincente, Arte Fiera deve potenziare la presenza del collezionismo internazionale, mai come ora disposto a comprarla

Jenny Dogliani |

Bologna. Accantonata la sezione dedicata all'Ottocento dopo l'esperimento dell'anno scorso Giorgio Verzotti e Claudio Spadoni, i direttori di ArteFiera, oggi al suo ultimo giorno (si è aperta il 23), sono tornati a concentrarsi sul moderno e sul contemporaneo per accattivarsi un più specifico bacino di collezionisti che rimane però, a detta di molti espositori, in gran parte italiano e piuttosto cauto negli acquisti.
Forse, visto il successo delle Italian Sales di Londra, l’indiscusso livello della fiera, riconosciuto specialmente alla parte del Novecento, e i riflettori puntati da tutto il mondo sul Paese che ospiterà l’Expo, sarebbe valsa la pena di favorire l'arrivo di collezionisti stranieri per dare maggiore ossigeno alle 188 gallerie presenti (quasi tutte italiane) in un momento non facile per la nostra economia. «Il mercato è fermo, spiegava Marianne Wild dell’omonima galleria di Teatina
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© Riproduzione riservata Igor Mitoraj, 490mila euro, Contini, Venezia Sante Monachesi, 20mila euro, Marianne Wild, Teatina (Chieti) Alighieri Boetti (particolare): 400mila euro da Cortesi, Lugano Paolo Grassino, 55mila euro, Eduardo Secci, Firenze Arnaldo Pomodoro, 250mila euro, Mazzoleni, Torino Lucio Fontana, 650mila euro, Tornabuoni Arte, Firenze Damien Hirst (particolare), 45mila euro, Ph Neutro, Pietrasanta (Lu) Valerio Adami, 85mila  euro, Tega, Milano Pubblico all'edizione 2015 di ArteFiera
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