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Restauro

Non solo Notre-Dame

Lo stato di rischio per il patrimonio religioso a Parigi e in Francia, proprietà dello Stato

La chiesetta di Saint-Germain de Charonne, a Parigi. © Pol

Parigi. «Ricostruiremo Notre-Dame più bella di prima», aveva detto Emmanuel Macron il 15 aprile scorso, mentre i pompieri erano ancora alle prese con le fiamme. Queste parole avevano mandato su tutte le furie conservatori e storici dell’arte che da tempo mettono in guardia le autorità sullo stato di salute dei monumenti storici in Francia e in particolare delle chiese.

Stando ai dati dell’Observatoire du patrimoine réligieux (Opr) sono 500 gli edifici religiosi a rischio in Francia (di cui 14 a Parigi), che richiedono interventi d’urgenza. Per altri 5mila servirebbero interventi meno urgenti. «Il destino sta presentando allo Stato il conto delle sue politiche culturali. Gran parte delle chiese di Francia sono in pessime condizioni», ha detto dopo l’incendio lo storico dell’arte Alexandre Gady. Dure sono state anche le parole di Didier Rykner, caporedattore di «La Tribune de l’Art»: «Si stanno per spendere miliardi per le Olimpiadi e non ce n’erano per restaurare Notre-Dame? È tempo che lo Stato si faccia carico del suo patrimonio».

Lo Stato è proprietario degli edifici religiosi del Paese (circa 42mila, tra cui 88 cattedrali) fin dal 1905, anno della legge sulla laicità e sulla separazione Stato-Chiesa. Questo spiega perché Notre-Dame, come altri monumenti nazionali, non è assicurata e si «autoassicura» con il budget statale destinato ai monumenti storici (che rappresenta il 3% circa del budget annuo del Ministero della Cultura, ovvero 130 milioni di euro destinati ai progetti di restauro «straordinari» di siti del patrimonio e 326 milioni destinati alla manutenzione e al restauro ordinari).

Se per la ricostruzione di Notre-Dame uno slancio di solidarietà ha permesso di raccogliere quasi un miliardo di euro, grazie in particolare ai doni di ricchi imprenditori, molte altre chiese sono da anni in attesa di fondi, anche per lavori urgenti. «I Comuni non riescono a far fronte a interventi urgenti che superano il milione di euro,ha spiegato a «Le Figaro» Edouard de Lamaze, presidente dell’Opr. E quindi, non potendo garantire la manutenzione, molti non esitano a vendere: tra il 5 e il 10% del patrimonio religioso del Paese potrebbe essere venduto, distrutto o abbandonato entro il 2030».

È la Fondation du Patrimoine, organismo privato nato nel 1996 per salvaguardare e valorizzare il patrimonio francese, che si è fatta carico della colletta online per il restauro di Notre-Dame. Mentre scriviamo ha raccolto circa 24 milioni di euro di «piccoli» doni individuali e più di 140 milioni da donazioni di aziende. Di collette di questo tipo ne sono aperte in questo momento circa 3mila, precisa la fondazione, di cui almeno 2mila riguardano gli edifici religiosi.

A titolo di paragone, la colletta per aiutare il monastero fortificato di Lerins, nella baia di Cannes, ha raccolto 111mila euro. Mentre quella per restaurare la cappella di Ronchamp, opera celeberrima di Le Corbusier, solo poco più di 30mila. Una boccata d’aria fresca per il patrimonio francese è arrivata dal primo Lotto per la Cultura, che lo scorso settembre ha permesso di raccogliere 50 milioni di euro, ma da dividere tra 18 siti in pericolo, tra cui il convento di San Francesco a Pino, in Corsica (lavori da 850mila euro) e la chiesa romanica di Celle-Guenand (1,7 milioni).

L’operazione sarà ripetuta nel 2019. Dopo l’incendio di Notre-Dame, il sindaco di Rodez, Christian Teyssèdre, è intervenuto furioso sui media francesi: sono anni infatti che si sta battendo per ottenere i fondi per restaurare la cattedrale gotica in arenaria rosa della città, Notre-Dame de Rodez, con grossi problemi di stabilità. È riuscito di recente a ottenere 3 milioni di fondi regionali per la facciata occidentale, ma ne servirebbero 30 per un recupero completo. E invece, ad aprile, la regione ha donato 1,5 milioni di euro come contributo per Notre-Dame.

Anche lo stato delle chiese parigine solleva da tempo polemiche. Dopo che nel 2017 un grosso masso è caduto dal campanile della chiesetta barocca di Saint-Louis, sulla iperturistica via principale dell’Ile Saint-Louis (fortunatamente senza ferire nessuno), il Comune si è deciso a lanciare un piano d’urgenza e ha sbloccato 80 milioni di euro in 5 anni, a cui si sommano 11 milioni di fondi statali. È stata tracciata dunque una mappa di 20 edifici a rischio. Da allora alcuni lavori sono stati completati, come quelli della chiesetta di Saint-Germain de Charonne, un po’ fuori dai circuiti turistici e rimasta chiusa per anni.

Altri cantieri sono in corso, come quelli della chiesa di Saint-Eustache, nel quartiere di Les Halles, della Madeleine e di Saint-Germain-des-Prés, che sta ritrovando i colori originali anche grazie a collette online e aste di beneficienza. Ma la cifra stanziata è parsa subito irrisoria agli esperti. Stando all’Opr servirebbero almeno 500 milioni di euro per intervenire sulle 85 chiese della capitale (esclusa Notre-Dame).

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 398, giugno 2019


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