Nel sottotetto la Galleria Borghese Due

I locali ospitano il deposito del museo romano con oltre 250 dipinti disposti su 2 livelli

Francesca Romana Morelli |  | ROMA

Nel 2005 fu Kristina Herrmann Fiore, all’epoca direttrice della Galleria Borghese con Anna Coliva, a volere ristrutturare il deposito nel sottotetto della Galleria Borghese e aprirlo al pubblico. L’operazione costò 100mila euro offerti dal Credit Suisse, che all’epoca sosteneva di avere concorso a creare la «Galleria Borghese Seconda». Il deposito, infatti, nella sua elegante veste museale, presenta oltre 250 dipinti disposti su due livelli, come nelle gallerie seicentesche, ordinati per scuole e aree tematiche, dai Veneti cinquecenteschi al tardo Manierismo e il primo Seicento romano, tra Classicismo carraccesco e Naturalismo caravaggesco.

«Qui è conservata la parte della collezione che non trova posto nei due piani sottostanti per via della radicale revisione del tardo Settecento che modificò gli allestimenti rispetto all’assetto voluto dal cardinale Borghese quando diede vita allo storico complesso», spiega Cristiana Collu, direttrice ad interim del museo (almeno fino alla nomina, il 12 settembre, di Francesca Cappelletti), nonché direttrice della Galleria Nazionale di Roma, la quale ha voluto riaprire il deposito al pubblico. Svolte dal personale del museo, le visite sono gratuite e si tengono ogni mercoledì e giovedì alle 16.30, con prenotazione obbligatoria, secondo i criteri di sicurezza per la pandemia.

Tra i pezzi più rilevanti la «Sacra famiglia con santa Elisabetta» di Scipione Pulzone, acquisita dal cardinale Borghese e definita da Zeri esemplare della ricerca del pittore come del clima controriformistico. Oltre al tourbillon dei grandi nomi, si riapre l’occasione di expertise riguardanti un nucleo di quadri di attribuzione dubbia, come successe nella prima apertura.

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