Nel segno di Retrosi

A Villa Torlonia le opere del ceramista, grafico pubblicitario e illustratore che fu anche testimone attivo di una fase di vita sociale e artistica italiana

Piatto con donnole e trifogli di Virgilio Retrosi (1921)
Guglielmo Gigliotti |  | Roma

Dal 24 novembre 2023 al 2 giugno 2024, la Dipendenza della Casina delle Civette di Villa Torlonia ospita la mostra «Nel segno di Cambellotti. Virgilio Retrosi artista e artigiano». Curata da Gloria Raimondi (funzionaria di Roma Capitale) e Gaia Dammacco (nuova direttrice della Casina delle Civette), la mostra è accompagnata in catalogo da un ampio saggio di Francesco Tetro, componente dell’Archivio dell’opera di Duilio Cambellotti, e curatore, assieme a Daniela Fonti, del catalogo generale dell’opera dello stesso artista, di prossima pubblicazione.

Di Cambellotti Retrosi (Roma, 1892-1975) fu infatti discepolo e amico. «Al Prof. Cambellotti / al quale devo tutto» scrisse Retrosi alla base di un’incisione che gli donò nel 1923. A quel tempo l’ex allievo era già un affermato ceramista, ceramografo, grafico pubblicitario e illustratore. In qualità di ceramista esordì nel 1911 alla «Mostra dell’Agro Romano», curata dallo stesso Cambellotti nell’ambito dell’Esposizione internazionale per le celebrazioni dell’unificazione del Regno d’Italia.

Del 1926 è invece la serie dei piatti con i 14 rioni di Roma, ora in mostra, come i piatti a tema animale, mitologico o vegetale, in cui il «segno di Cambellotti» si riscontra nei flessuosi linearismi e nel senso panico di una natura che si fa simbolo di vita. È quanto avviene, ad esempio, nel «Piatto con donnole e trifogli» (1921), nel «Piatto con colomba» (1932) o nel «Piatto con Medusa» (1928). Altri soggetti prediletti sono pesci, ranocchi, aquile, rami d’ulivo, spighe di grano, nonché il motivo, cambellottiano per eccellenza, delle rondini (molte quelle disegnate dal maestro proprio per le vetrate della Casina delle Civette). Con indefesso impegno, Retrosi fu operativo su molteplici fronti, come era consueto nella stagione che segna la progressiva nascita della società di massa e la rinascita delle arti applicate: disegnò bozzetti per francobolli, manifesti, cartoline e numerose copertine di libri e riviste. Di questo ultimo capitolo, si segnalano le copertine realizzate per la rivista «Difesa Sociale», organo di quella cultura umanitaristico-sociale nella quale fu introdotto da Duilio Cambellotti, personalmente impegnato, come artista e come intellettuale, nelle battaglie per la scolarizzazione e la prevenzione della malaria nell’area dell’agro romano.

In mostra si vedranno, di Retrosi, anche variopinte mattonelle, vasellame, xilografie e acqueforti (con vedute romane), ma anche quelle prove di grafica pubblicitaria in cui adottò, nella reiterazione di sottili segni flessi, stilemi di matrice futurista. È il caso, ad esempio, delle locandine per la «Lotteria automobilistica Gran Premio di Tripoli» (1933) o «La corsa dei milioni» (1934). All’atelier di Retrosi bussavano molte istituzioni pubbliche del periodo: il Sindacato delle Belle Arti del Lazio, il Governatorato di Roma, l’Opera nazionale dopolavoro, l’Ente nazionale italiano del turismo. La presente mostra intende valorizzare proprio il ruolo, svolto dall’artista romano, di testimone attivo di una fase di vita sociale e artistica italiana.

© Riproduzione riservata Piatto con Medusa di Virgilio Retrosi (1928)
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