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Guglielmo Gigliotti
Leggi i suoi articoliRoma. Mattia Morandi è il capo Ufficio stampa e comunicazione del Mibact, il Ministero per i Beni e le Attività culturali e il Turismo. Questo significa che, nella serrata di tutti i luoghi della cultura, su di lui grava la responsabilità di coordinare all’interno del Ministero (e promuovere all’esterno) l’intero impianto di iniziative che il dicastero retto da Dario Franceschini sta istituendo per tenere attivo il dialogo Stato-cittadini in tema culturale attraverso gli strumenti digitali.
È una piccola rivoluzione delle pratiche consuete: come lo state vivendo al Mibact?
Ci siamo subito messi all’opera, spronati dal ministro Franceschini. Si trattava di far sentire la presenza delle istituzioni. E così è scaturita l’opportunità di accelerare un processo già avviato, ma ancora non espresso in tutte le sue potenzialità, quello dell’attivazione di canali e contenuti digitali per la fruizione dei beni culturali. Già l’istituzione della Direzione generale Creatività contemporanea aveva messo al centro le nuove tecnologie. Ora le nostre energie sono rivolte proprio a questo.
Come, in concreto?
Con progetti specifici. Siamo partiti con la campagna #iorestoacasa e il progetto «La cultura non si ferma» a cui è dedicata una pagina del sito Mibact (www.beniculturali.it) che consente di aggregare attraverso sei sezioni (Musei, Archivi e Biblioteche, Cinema, Musica, Educazione e Teatro) le tante iniziative digitali organizzate dai luoghi della cultura dello Stato. Dalle istituzioni statali di tutta Italia, storici dell’arte, archeologi, archivisti, bibliotecari, restauratori, architetti, scrittori, attori e musicisti presentano opere inedite, o classici, o capolavori, e poi curiosità o il dietro le quinte delle proprie istituzioni. C’è un aggiornamento continuo di contenuti, che chiunque può seguire sul sito e sui profili social del Ministero.
Come avete trasformato da reale in virtuale il progetto «Fumetto nei musei», originariamente destinato agli studenti delle scolaresche in visita a musei e parchi archeologici?
Ottenendo dalla casa editrice Coconino Press - Fandango e dai suoi fumettisti, che ringraziamo pubblicamente anche qui, la concessione alla pubblicazione gratuita sul sito www.fumettineimusei.it e su quello della casa editrice dei 51 albi che alcuni dei più importanti fumettisti italiani hanno ambientato nei nostri musei. Un progetto pensato per la didattica museale che in questo periodo, con scuole e musei chiusi, rischiava di essere compromesso. Ormai da dieci giorni, ogni domenica pubblichiamo sei di questi racconti e li replichiamo poi singolarmente dal lunedì al sabato, così da dare modo ai musei di attivarsi con le scuole e con gli studenti impegnati nella didattica a distanza.
Non sono stati vanificati neanche gli impegni volti all’organizzazione, in teatri, scuole, biblioteche e istituzioni letterarie, del «Dantedì», il giorno dedicato alle celebrazioni dantesche, ovvero il 25 marzo, secondo quanto individuato dagli studiosi come data dell’inizio inizio del viaggio ultraterreno della «Divina Commedia»…
No, come si può vedere nella pagina dedicata del sito Mibact e sui social, il «Dantedì» il 25 marzo, cioè oggi, c’è. A mezzogiorno, all’insegna di #ioleggodante e #Dantedì, docenti e studenti leggono parti del capolavoro dantesco nelle loro lezioni a distanza: da casa, ma uniti in nome del fondatore della lingua che ci unisce. Musei, parchi archeologici, biblioteche, archivi e luoghi della cultura propongono inoltre sui propri account social immagini, video, opere d’arte, rare edizioni della «Divina Commedia» per raccontare quanto la figura del Sommo Poeta nei secoli abbia segnato profondamente tutte le espressioni culturali e artistiche dell'identità italiana. Sui nostri canali social e Youtube mandiamo in visione contributi di giornalisti, studiosi ed esponenti dell’Accademia della Crusca, dell’Associazione degli Italianisti, del Comitato per le celebrazioni dei 700 anni della morte del poeta (che cade il prossimo anno), del «Corriere della Sera», della Società Dante Alighieri e delle università di Siena e Bologna.
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