Memorie di una diva

Da Il Ponte vanno all’asta abiti, arredi e oggetti d’arte dell’attrice Valentina Cortese

Valentina Cortese. Foto: Giovanni Gastel Valentina Cortese con Vittorio De Sica Abito di gala in chiffon e seta color blu notte firmato Roberto Capucci, sul fronte un grande papillon in raso ricamato con canottiglie, come le maniche e il corpetto (stima 1.200-1.500 euro) Commode lastronata in mogano con ante a saracinesca intarsiata e filettata in legni vari celante cassetto a scarabattolo con piano dall’ebanista francese Jean François Leleu (stima 1.800-2mila euro)
Elena Correggia |  | Milano

Dietro l’asta di arte, arredi e ricordi di Valentina Cortese (1923-2019), organizzata da Il Ponte a Milano l’1 e il 2 marzo, c’è la vita di una vera diva dalla forte personalità, elegante ed eccentrica al tempo stesso, che ancora parla di sé attraverso gli oggetti e le opere all’incanto. Se si scorre il catalogo (301 i lotti), non passano inosservati alcuni fascinosi abiti in chiffon di seta e georgette firmati da Mila Schön, Roberto Capucci, Christian Dior e Maurizio Galante, sfoggiati dall’attrice in qualche occasione mondana e ora avvicinabili con poche centinaia di euro.

E poi i foulard da lei utilizzati come copricapo, sua cifra stilistica inconfondibile, e fra gli abiti di scena un vestito dalla foggia retrò, in cotone e pizzo bianco, indossato per interpretare la pièce «Il giardino dei ciliegi» (stima 130-150 euro). E ancora una piccola collezione di valigie Louis Vuitton (da 80 a 800 euro) e tante fotografie, alcune con dedica, frammenti di vita privata famigliare accanto a ricordi di artisti e personaggi dello spettacolo, da Fred Astaire a Gregory Peck, da Federico Fellini a Riccardo Muti, solo per citarne alcuni.

Fra le opere d’arte, invece, si fanno notare alcuni dipinti realizzati da Leonor Fini, artista versatile, cosmopolita ed enigmatica che di Valentina Cortese fu cara amica. In particolare, spiccano un «Ritratto di Valentina Cortese e di suo figlio Jackie» del 1957, che immortala l’aspetto più intimistico della vita della diva (4-5mila), e un significativo olio su tela, «L’amitié» del 1958, felice espressione dello stile della pittrice al confine fra Surrealismo e Simbolismo (6-7mila).

Di Leonor Fini sono presenti inoltre alcune opere su carta e bozzetti di scena per i costumi di «La vedova scaltra» di Carlo Goldoni, interpretata dalla Compagnia del Piccolo Teatro diretta da Strehler. Dalle abitazioni di Valentina Cortese provengono anche alcuni mobili e oggetti d’arredo.

Fra servizi di porcellana, argenti, lampadari di cristallo, bicchieri, specchiere di Murano, il gusto raffinato dell’attrice raggiunge l’apice nella commode in mogano intarsiata con decorazioni in bronzo dorato e cesellato realizzata dall’ebanista francese Jean-François Leleu (1.800-2mila) e in una pendola «a lira» di fine Settecento con cassa in porcellana di Sèvres rosa e bronzi dorati, frutto dell’abilità del celebre orologiaio Dieudonné Kinable (15-20mila).

Il ricavato della vendita del lascito, secondo le volontà dell’artista, sarà devoluto a scopo benefico all’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri e al Piccolo Teatro di Milano.

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