Mel e Lucio e Alighiero

«Bochner Boetti Fontana» al Magazzino Italian Art di Cold Spring

Elena Franzoia |  | COLD SPRING (NY)

«Bochner Boetti Fontana», dal 2 ottobre all’11 gennaio, è la prima mostra che il museo dei collezionisti italoamericani Nancy Olnick e Giorgio Spanu, Magazzino Italian Art, dedica a un artista statunitense: Mel Bochner, nato a Pittsburgh nel 1940, la cui opera è però profondamente influenzata dall’arte italiana.

«Se per Mel Bochner Lucio Fontana ha rappresentato il maestro grazie al quale, durante gli studi giovanili a Pittsburgh, ha approcciato l’arte concettuale, Alighiero Boetti è stato una specie di ideale compagno di strada. Li accomunano età, linguaggio, approccio al sistema, ironia», afferma Vittorio Calabrese, direttore del museo. «La scelta di affidare a Mel Bochner la curatela della mostra nasce dal rapporto di conoscenza e stima tra l’artista, Giorgio Spanu e Nancy Olnick. La mostra è un’opera site specific: supera la tradizionale divisione in sezioni per una continua osmosi tra opere e installazioni che rispecchia sia la duplice anima dei fondatori di Magazzino sia la continua interazione tra avanguardie europee e americane nel dopoguerra», aggiunge Calabrese.

Prestate da importanti collezioni pubbliche e private, come la Fondazione Lucio Fontana di Milano e l’Archivio Alighiero Boetti di Roma, e realizzate dal 1958 al 2009, le diciassette opere esposte comprendono nove esemplari della serie «Quanta» e un raro «Concetto Spaziale» su velluto nero (di Tornabuoni Art London) realizzati da Fontana e posti in dialogo con l’installazione di Bochner «Meditazione sul Teorema di Pitagora», prodotta con i vetri di Murano non utilizzati a causa della morte proprio dall’artista italo-argentino.

Di Boetti figurano invece «Ghise», «Dama» e l’arazzo «Alternandosi e dividendosi». «Questa mostra testimonia il progressivo radicarsi di Magazzino nella vita culturale newyorkese come ambasciatore della contemporaneità italiana anche oltre l’Arte povera, che rimane comunque il fulcro delle nostre collezioni» conclude Calabrese.

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