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Meeting Art: meraviglie da Wunderkammer

Le case d'asta in Italia

Pablo Carrara, amministratore delegato di Meeting Art

Intervista a Pablo Carrara, amministratore delegato di Meeting Art.

Nella storia della vostra casa d’aste e dall’inizio della vostra attività, quali sono stati i vostri top lot storici?

La storia di Meeting Art inizia nel lontano 1979. Sono diversi le opere e gli oggetti molto importanti che nel corso degli anni sono passati all’incanto nei saloni di Palazzo Meeting Art: alcuni lo sono stati per il valore economico oggettivo del bene, altri per il valore storico e culturale. Recentemente è stato battuto un olio su tela del 1947 circa, dal titolo «Fiori», del maestro Giorgio Morandi. L’opera che può vantare esposizioni di tutto rilievo, partendo da una base d’asta di 70mila euro, è salita oltre ogni aspettativa, raggiungendo un martello di 164mila euro, più il 23% di diritti d’asta. Anche il dipartimento degli orologi moderni e d’epoca ha dato non poche soddisfazioni alla maison vercellese. Il Longines ref. 4974 del 1943 C.n. 22184, partendo da una base d’asta di 20mila euro, è stato aggiudicato per 95mila euro, esclusi i diritti d’asta, stabilendo così il record mondiale di aggiudicazione per quella tipologia di oggetto. Le pietre di colore di grande qualità la fanno invece sempre da padrone nei cataloghi composti da gioielli moderni e d’epoca. Infatti uno dei top lot storici è rappresentato dall’aggiudicazione per 80mila euro, più 23% diritti d’asta, di un importante anello in oro bianco 18 kt caratterizzato da uno zaffiro taglio ottagonale gradinato di cts. 34,28 (nessuna indicazione di trattamento termico) contornato da diamanti per tot. cts. 8,00 ca. Gli oggetti realizzati con il corallo, materiale raro e molto prezioso, sono difficilmente reperibili sul mercato. È per questo motivo che l’aggiudicazione di un raro e importante altare in corallo, pietre dure, bronzo dorato, tartaruga, ebano e smalti alto cm 103, del XVII secolo, proveniente da Trapani, ha dato grande soddisfazione ai responsabili del dipartimento di dipinti e arredi antichi. Da una base d’asta di partenza di 30mila euro, ha raggiunto quota 81mila euro, al netto dei diritti d’asta.

Quali sono le categorie di compratori oggi - età, sesso, professione…?
Internet ha spalancato le porte del mondo dell’arte e più nello specifico delle vendite all’incanto anche a una nuova generazione di appassionati oltre che ai collezionisti storici. Si è ampliato il pubblico al quale rivolgersi, tant’è che Meeting Art a oggi conta circa il 35% della propria clientela all’estero. Di questo, suddivisa tra Europa, Svizzera, Stati Uniti e in modo crescente paesi asiatici, circa il 75% è composta da compratori di sesso maschile di tutte le età e di professioni molto varie. Per intercettare un pubblico il più ampio possibile Meeting Art da sempre offre sia opere museali e oggetti esclusivi sia cataloghi accessibili a chiunque abbia intenzione di iniziare una collezione, fosse di arte moderna e contemporanea, di orologi o gioielli moderni e d’epoca, di dipinti e arredi antichi.

Perché comprano arte?
Le ragioni per cui si acquista arte sono molteplici. Taluni per puro collezionismo, passione, altri per investimento. Spesso perché un’opera o un oggetto piace e crea emozione.

Su quali categorie di opere, autori, epoche suggerite di investire?
Dare un suggerimento su quali opere, autori, epoche investire non è mai semplice. Il maggior interesse dei collezionisti si concentra artisti internazionali quali Arman, Peter Halley, Mathieu, Hans Hartung, Penck A.R., mentre tra gli italiani ottengono molto successo l’arte povera e la pittura analitica: potremmo dire che acquistando opere degli artisti che hanno fatto parte del Gruppo Forma 1 non si sbaglia. Carla Accardi, Piero Dorazio, Achille Perilli, Giulio Turcato, sono sempre una certezza.
Un’attenzione particolare va prestata agli scultori come Arnaldo Pomodoro o Giuseppe Uncini, le cui opere destano sempre molto interesse.
L’importante, per chi volesse diversificare il proprio portafoglio di investimento attraverso l’arte, è non farsi attrarre dalle mode ma cercare di comprare a prezzi allineati alle quotazioni ufficiali dell’artista che si desidera mettere

Qual è la vostra previsione per il mercato del 2019?
Dopo che il 2017 ha fatto registrare un risultato decisamente positivo, riconfermato dai risultati del 2018, si presume che anche per l’anno venturo ci siano tutti i presupposti perché il trend degli ultimi due anni sia nuovamente in crescita. È un mercato in continua evoluzione. È quindi opportuno intercettare repentinamente i mutamenti, al fine di garantire la miglior scelta possibile da un punto di vista commerciale e qualitativo.  Restano poche le acquisizioni da parte di fondazioni e musei; le maison svizzere di orologeria acquistano invece orologi rari, d’epoca o vintage per arricchire il proprio museo. Ci si auspica in futuro maggior partecipazione anche per il mercato dell’arte, al momento relegato a galleristi e collezionisti privati. Tra i dipinti i periodi storici più richiesti sono quelli degli anni ’50 e ’60 e presumibilmente anche nel 2019 l’interesse si focalizzerà su quei periodi.

Potete già fare qualche anticipazione delle vostre proposte del prossimo anno?
La ricerca delle opere migliori e più ricercate è sempre una sfida affascinante. Gennaio 2019 sarà un mese importante per Meeting Art, perché durante l’asta n. 855 dedicata all’Arte Moderna e Contemporanea e ai Dipinti del XIX e XX secolo saranno presentate tele eccezionali. Si potrà fare gara su un’opera di Georges Mathieu del 1986 «Souffles amers», un olio su tela 73x92 cm con base di partenza a 40mila euro, un olio su tela del 1976 cm 73,5x84 di Gerard Schneider, dal titolo «Opus 26N» e soprattutto un importante lavoro del 1958-59 di Gino Severini, il cui titolo è «Lo spazio aereo unisce tutti i popoli». Si tratta di una tempera su cartoncino 63,5x78 cm con stima e base d’asta a richiesta, riprodotto sulla copertina del catalogo.

Come è composto oggi il vostro staff?
Meeting Art a oggi impiega circa una trentina di addetti per far sì che la complessa macchina della casa d’aste riesca a offrire il miglior servizio possibile. Si tengono aste cinque giorni su sette quasi ogni settimana; fondamentale è il ruolo dei capi dipartimento che selezionano e valutano migliaia di opere e oggetti ogni anno, così come è snodo cruciale il lavoro degli addetti alle offerte scritte e telefoniche, per garantire la massima trasparenza e celerità durante le sessioni d’asta. Ogni ruolo in azienda è importante, dai trasporti alla logistica e al magazzino, fino alla realizzazione dei cataloghi. Lo staff di Meeting Art si prende cura del cliente dall’offerta sino alla consegna del lotto, e le stesse attenzioni sono riservate al venditore, dall’affido del lotto alla liquidazione che avviene entro trenta giorni dalla vendita. Il sistema web e la comunicazione sono curati con particolare attenzione, mantenendo aggiornate le tecnologie che stanno trasformando anche il mondo delle aste. Per soddisfare le esigenze delle nuove tendenze di mercato il personale, altamente qualificato, è formato di continuo.

Quali strategie suggerite per rilanciare i settori in sofferenza quali mobili antichi, argenti, tappeti orientali ecc.?
Una strategia che ha sempre dato ottimi risultati è stata quella di puntare alla qualità e alla rarità degli oggetti e delle opere che compongono i cataloghi, magari con pochi lotti di qualità elevata. Per questo le opere proposte sono corredate da certificato di autenticità e archivio della fondazione. Lo stesso criterio è utilizzato per gli orologi e per i gioielli, corredati di estratti di archivio e di certificati gemmologici accreditati a livello internazionale. I responsabili di dipartimento utilizzano tutti gli strumenti a disposizione per completare con ulteriore documentazione i lotti offerti. Durante le aste di dipinti e arredi antichi è capitato di esitare oggetti molto rari come coralli, avori europei, con aggiudicazioni di importante rilevanza, poiché per la loro unicità avevano fatto registrare grande interesse anche oltreoceano.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019


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