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Mostre

Marsiglia in festa

Tutti i programmi della città in concomitanza con Manifesta 13

Fotogramma di «Chants lors des mawâlid al-sufiyya Haute-Égypte» (2017-18) di Fadi Yeni Turk al Mucem. © Fadi Yeni Turk

«Marsiglia non è una città per turisti», scriveva nel 1995 Jean-Claude Izzo nel suo romanzo Casino Totale (Edizioni e/o, 1998). «La sua bellezza non si fotografa. Si condivide». Metropoli dalla storia intricata e complessa, antico porto multiculturale e destinazione di grandi comunità di immigrati da Algeria e Nord Africa, Marsiglia è un meraviglioso reticolo di strade e di etnie, il cui punto nevralgico è rappresentato dal Vieux Port, il porto vecchio.

Nominata nel 2013 Capitale europea della Cultura, la città sul Mediterraneo, in concomitanza con la tredicesima edizione di Manifesta, quest’autunno riprende e moltiplica la propria offerta culturale, dopo lo iato imposto dal Coronavirus. Tappa necessaria è il Mucem (Musée des Civilisations de l’Europe et de la Méditerranée), incastonato tra il porto vecchio e la colossale Cathédrale de la Major. Suggestivo è l’edificio che ospita il museo (la cui collezione rappresenta la storia delle civiltà mediterranee attraverso opere d’arte e reperti etnografici), progettato dall’architetto Rudy Ricciotti e connesso al Fort Saint-Jean attraverso un vertiginoso ponte-passerella a strapiombo sul mare.

Fino a gennaio 2021, il Mucem ospita una mostra dedicata alla tradizione musicale araba («L’Orient sonore»), con rari dischi in 78 giri prodotti all’inizio del secolo scorso e documentazioni video di generi musicali popolari quasi dimenticati. Allo Château Borély, grandioso esemplare di architettura neoclassica e sede del Museo di Arti decorative, la mostra «L’héritage surréaliste dans la mode», a ingresso gratuito, esplora la relazione tra moda e arte surrealista (fino al 27 settembre): trenta gli abiti e gli accessori in mostra, dall’Eye Globe di Issey Miyake (sul cui tessuto plissettato sono stampati enormi occhi, allusione a Dalí e Buñuel) alle scarpe coi baffi di Jean-Rémy Daumas, cui si affianca un’opera d’ispirazione surrealista dell’artista belga Jan Fabre: un teschio interamente ricoperto di gusci di scarabei.

A un paio di chilometri dal Parc Borély, sorge uno fra i monumenti più iconici dell’architettura modernista del XX secolo: la Cité Radieuse di Le Corbusier (una delle location di Manifesta) dalla cui ampia terrazza è possibile abbracciare con lo sguardo tutta quanta Marsiglia e abbandonarsi a un’immaginaria dérive aerea.

Per tutto il mese di settembre, infine, la città sul Mediterraneo è animata dal festival «marittimo» Septembre en mer: da regate e gite sulle «barquettes marseillaises»(i tradizionali pescherecci) a degustazioni culinarie, mostre fotografiche e reading notturni in calanchi mozzafiato.

Federico Florian, da Il Giornale dell'Arte numero 410, settembre 2020



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