Malevic visto da Schifano

Da Mediartrade Arakawa è il top lot tra Bonalumi, Schifano, Biasi, Rotella, Music

«Senza titolo» (1965) di Afro (stima 16-20mila euro). Cortesia di Mediartrade Casa d’Aste
Elena Correggia |  | Milano

È una copertina rosso fuoco quella del catalogo dell’asta di Arte moderna e contemporanea in programma da Mediartrade il 12 luglio a Milano. Per «accendere» la vendita è proposta un’estroflessione di Agostino Bonalumi, «Rosso» del 1986, che manifesta la ricerca sul colore e sulla luce nel lavoro dell’artista spazialista (stima 25-30mila euro).

L’asta propone poi un excursus fra le principali correnti artistiche del Novecento, a partire dall’elegante e veloce pennellata di Filippo de Pisis che tratteggia con grazia un «Paesaggio - Cortina» (28-33mila) accanto a Mario Sironi e alla grandiosa essenzialità della sua «Composizione con montagne e casa» (1950), declinata sui toni freddi e predominanti del grigio (16-18mila).

Un’altra veduta, questa volta dai contorni soffusi e dall’intrinseca emotività, è offerta da «Paesaggio senese» (1955) di Zoran Music (20-23mila). Un’urgenza sentimentale si riverbera nelle forme e nei colori scelti da Afro nella sua tecnica mista su carta del 1965 (16-20mila) e sempre nell’ambito della linea astratto-informale spiccano le variopinte nebulose di segni di Tancredi in un «Senza titolo» del 1953 (23-28mila).

Le sperimentazioni dell’Arte cinetica trovano spazio nei lavori di Alberto Biasi e in particolare in «Politipo» del 1972 (32-36mila), in cui le sottili forme tubolari del pvc si compongono e si disfano nel momento in cui lo spettatore passa davanti all’opera e la ricostruzione delle stesse diventa un processo nella mente di chi guarda.
«Politipo» (1972) di Alberto Biasi (stima 32-36mila euro) Cortesia di Mediartrade Casa d’Aste
Il riverbero sulla tela di proiezioni mentali, di affermazioni e negazioni, trova dimora anche nell’opera dell’artista giapponese Shusaku Arakawa che in «Movinged» del 1973 orchestra una ricerca di significato, fra vuoti e punti focali, quali lettere, addensamenti di colore, intere parole. Il lavoro, proveniente da una collezione privata milanese, è il top lot dell’asta con una valutazione di 60-80mila. Si passa poi alla Scuola di piazza del Popolo con Mario Schifano e la «Vittoria sul sole per Kasimir Malevic» (1971-74), dove la sagoma dell’artista suprematista riemerge da un repertorio di immagini sedimentate nella memoria di Schifano, rielaborata con cromie sature e insoliti accenti pop (25-30mila).

Non manca poi la Roma di Rotella, attraverso i suoi décollage, i manifesti strappati che assumono un nuovo aspetto e una nuova vita come «Mina» del 1959 (15-18mila), mentre dal mondo della pubblicità e della cartellonistica Giosetta Fioroni estrapola volti di donna in «Liberty» e «Fascino» per ridare loro una dimensione emotiva (8-10mila ciascuno).

La figura del manichino dal volto enigmatico, opera-manifesto della poetica metafisica di de Chirico, viene celebrata con due sculture del trovatore del 1968 e ‘71 (12-15mila ciascuna). Sono infine presenti due protagonisti del Nouveau Réalisme, ovvero César, che rivela il suo approccio fisico e istintivo all’arte con «Combustion» del 1972 (7-8mila), e Arman, di cui è presente un corpus di opere fra cui un Tavolo del 1996, scultura che riutilizza gli scarti, gli oggetti manifatturati per trasformarli in qualcosa di inedito (30-35mila).

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