Magritte versus Monet

Il 2 marzo a Londra Sotheby’s mette in scena una gara milionaria tra due icone del mercato

«L’empire des lumières» (1961) di René Magritte (stima oltre 53 milioni di euro). © Sotheby’s
Elena Correggia |  | Londra

Sotheby’s inaugura la stagione londinese di aste di arte moderna e contemporanea sfoderando alcuni assi nella manica. A contendersi l’attenzione del collezionismo internazionale il 2 marzo sono in particolare un iconico capolavoro di René Magritte «L’empire des lumières» e 6 importanti dipinti di Claude Monet.

La tela di Magritte, datata 1961 e con una stima a richiesta che nasconde una valutazione di oltre 60 milioni di dollari (53 milioni di euro circa), venne dipinta per Anne-Marie Gillion Crowet, figlia di un mecenate dell’artista, e da allora è sempre rimasta nella collezione di famiglia.

L’opera fa parte di un gruppo di 17 tele dal medesimo titolo e, dopo la pipa e il cappello a bombetta, rappresenta una delle scene più caratterizzanti dell’immaginario surrealista. A essere ritratti in contemporanea sono il giorno e la notte, in un ambiente enigmatico e straniante.

L’estro di Magritte dovrà rivaleggiare in asta con altri sei capolavori di Monet, che illustrano in modo paradigmatico l’evoluzione del linguaggio dell’artista dall’Impressionismo all’Astrattismo. L’esito finale di questo percorso di dissoluzione delle forme si esprime nell’enfasi cromatica delle «Ninfee» (18-24 milioni di euro), una delle tele della celebre serie, realizzate fra il 1914 e il ’17.

Proveniente da una collezione privata giapponese, il dipinto è stato presentato in anteprima da Sotheby’s a Hong Kong, segno dell’importanza strategica che continua ad avere il collezionismo asiatico per il mercato dell’artista. Le altre cinque opere di Monet appartengono invece a una collezione americana e sono tutte datate prima del 1900.

Si va da un’accattivante natura morta, «Prunes et abricots» (1882-85), dipinta in vista di un pannello decorativo che venne commissionato all’artista dal mercante Paul Durand-Ruel (1,5-2 milioni) a un’esplosione di delicate cromie con «Massif de chrysanthèmes» (12-18 milioni) del 1897.

In questo quadro traspare l’evidente fascinazione che le stampe giapponesi, e nello specifico quelle di Hokusai, esercitarono sul pittore impressionista. La passerella di pezzi da novanta prosegue con un altro tema caro a Monet, quello dei covoni di grano che in «Les demoiselles de Giverny» del 1894 (18-2a milioni) assumono quasi le sembianze di giovani danzatrici, rese con una pennellata materica.

La natura è ancora protagonista anche in «Glaçons, environs de Bennecourt» (6-8,5 milioni) in cui è un sapiente gioco di cangianze e di strati di colore a rendere l’effetto del ghiaccio sulla Senna. La pennellata si avvicina infine alla piena astrazione in «Sur la falaise près de Dieppe» del 1897 (4,2-6 milioni), in cui le coste della Normandia sono ridotte all’essenziale e scaldate dall’uso di cromie mediterranee.

© Riproduzione riservata I cinque dipinti di Claude Monet provenienti da una collezione americana: da sinistra, «Les demoiselles de Giverny» del 1894 (stima 18-24 milioni di euro), «Glaçons, environs de Bennecourt» del 1893 (stima 6-8,5 milioni di euro), «Massif de chrysanthèmes» del 1897 (12-18 milioni di euro), «Prunes et abricots» del 1882-85 (stima 1,5-2 milioni di euro) e «Sur la falaise près de Dieppe» del 1897 (stima 4,2-6 milioni di euro). © Sotheby’s
Altri articoli di Elena Correggia