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Franco Fanelli
Leggi i suoi articoliLe celebrazioni passano, i libri restano. Come quello recentemente pubblicato da Alberto Tallone Editore in occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci. Ancora una volta l’editore di Alpignano convoca un artista contemporaneo a «commentare» visivamente un testo antico, questa volta la celebre lettera inviata nel 1482 da Leonardo a Ludovico il Moro.
È il documento, conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, nel quale l’artista toscano offre i propri servigi elevando le sue capacità in diversi ambiti. 24 esemplari del volume (188 quelli della tiratura totale, su diverse carte) recano un'incisione di Giuseppe Penone, «Identità», realizzata e stampata dall’atelier René Tazé a Parigi.
Leonardo si presentava al duca di Milano diffondendosi sulle sue abilità ingegneristiche civili e belliche, di diabolico ideatore di micidiali «bombarde molto maneggevoli che lanciano proiettili a somiglianza di una tempesta» e di altri ordigni, quali «briccole, manghani, trabuchi et altri instrumenti di mirabile efficacia (...) infinite et varie cose da offender et difendere». In tempo di pace, potrà al contrario tramutarsi in architetto di edifici pubblici e privati, scultore e pittore, artista a tutto tondo in grado di porre mano al mai compiuto «cavallo di bronzo, che sarà gloria immortale» del Moro.
Di leonardesco, Penone (Garessio, 1947) ha indubbiamente l’attrazione per la natura, per la sua anatomia segreta e per le sue metamorfosi. Ma nell’occasione torna a un tema caro al suo collega rinascimentale, la visione. L’incisione è scandita in due parti: la prima raffigura un occhio umano, la seconda un ingrandimento «punteggiato» della pupilla, quasi un’impronta digitale (altro tema caro a Penone) dell’occhio.
Ma c’è di più: se la lettera di Leonardo a Ludovico il Moro porta in primo piano una questione cruciale quale la responsabilità e il ruolo dell’artista, nel 1970 Penone, indossando lenti a contatto specchianti, ribaltò quel ruolo: attraverso la sua temporanea cecità, l’artista piemontese rimandava all’osservatore ciò che i suoi occhi avrebbero ricevuto in condizioni normali.
Se l’opera dell’artista nasce dalle immagini che riceve a occhi aperti, ha spiegato Penone, quello era un modi di rimandare direttamente l’opera all’esterno. La realizzazione della matrice a puntasecca acclusa nell’attuale volume non concede che poche stampe e l’artista, di quella tecnica, non ha sfruttato il suo potenziale impetuosamente pittorico quanto la perlacea delicatezza dei mezzi toni. Quasi un contraltare degli assertivi neri impressi, nel testo composto a mano, dai torchi di Tallone con i tipi incisi a mano nella prima metà del Settecento da William Caslon.
La lettera a Ludovico il Moro, di Leonardo da Vinci, con prefazione di mons. Marco Navoni, dottore della Biblioteca Ambrosiana, 52 pp., Alberto Tallone, Alpignano 2019, € 260,00. Per gli esemplari con l’incisione di Penone prezzo su richiesta, www.talloneeditoreshop.com
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