Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

«City of Moscow (Map: Geodetic Bureau for the planning of the city of Moscow, 1940» (2009) di William Kentridge. © l’artista

Image

«City of Moscow (Map: Geodetic Bureau for the planning of the city of Moscow, 1940» (2009) di William Kentridge. © l’artista

Le tracce della Collezione CRT

Tra corti e palazzi prestigiosi si possono ammirare cinque di opere acquistate negli anni dalla Fondazione CRT per l’Arte Moderna e Contemporanea e ora riunite in un percorso curato da Luigi Fassi

Jenny Dogliani

Leggi i suoi articoli

La Collezione della Fondazione CRT per l’Arte Moderna e Contemporanea è nata a Torino nel 2000 con l’acquisizione di due nuclei: quello dell’Arte povera (acquisito da Margherita Stein) e quello della Transavanguardia. Oggi conta circa 900 opere di 300 artisti, per un investimento complessivo di 40 milioni di euro, attestandosi tra le più grandi e importanti raccolte d’arte private a livello internazionale. Da sempre in comodato a Castello di Rivoli e Gam, ha una regola ferrea alla quale non ha mai rinunciato: essere totalmente a disposizione del pubblico.

Vero polmone del sistema dell’arte contemporanea torinese, la Fondazione CRT sostiene da sempre istituzioni, gallerie, mostre e molti appuntamenti. Tra le varie collaborazioni quella con Artissima, che supporta da tantissime edizioni foraggiando la propria collezione con l’acquisto di opere scelte negli anni tra gli stand da direttori e curatori dei due musei cui sono destinate. Cinque di queste opere sono oggetto della mostra a cura di Luigi Fassi «Dove finiscono le tracce», un percorso itinerante in cinque sedi del centro storico, visibile fino al 12 novembre. Un dialogo tra la storia e l’architettura della città e i grandi temi che attraversano opere e autori iconici della creatività contemporanea.

Nel cortile di Palazzo Perrone Fondazione CRT, Francesco Gennari presenta «Contrazione della metafisica n. 2» (2007), raffinata scultura in lucido marmo bianco, espressione di una ricerca metafisica, intimista e minimalista, una sorta di autoritratto in forma astratta. Nella Corte medievale di Palazzo Madama c’è «Failed States» (2011) di Peter Friedl, costituito da venti bandiere cucite insieme, una decostruzione formale del concetto di opera d’arte e nel contempo anche una decostruzione ideologica: venti Stati in ordine alfabetico tra cui alcuni che non esistono.

Nel Cortile del Museo del Risorgimento, Cally Spooner presenta «Soundtrack for a Troubled Time» (2017), opera audio in cui un performer conta affannato in spagnolo una sequenza di numeri interrotto da secchiate d’acqua, mentre riecheggia il colpo secco di una mazza da golf. Un tentativo (fallito?) di emancipazione e resilienza. Nell’ingresso del Teatro Carignano «City of Moscow (Map: Geodetic Bureau for the planning of the city of Moscow), 1940» (2009), di William Kentridge, una mappa progettuale della città di Mosca del 1940, anno del trattato di pace che pose fine alla guerra d’inverno.

Sulla mappa di Mosca si erge potente e drammatica l’immagine di un possente cavallo nero, simbolo di autorità e di potere. Nella sala del caminetto del Teatro Regio, Simon Starling propone «Four Thousand Seven Hundred and Twenty Five (Motion Control/Mollino)» (2007), film digitalizzato e proiettato in loop che analizza il rapporto tra oggetto e opera d’arte partendo da un’iconica sedia realizzata nel 1948 dal designer e architetto torinese Carlo Mollino.

«City of Moscow (Map: Geodetic Bureau for the planning of the city of Moscow, 1940» (2009) di William Kentridge. © l’artista

Jenny Dogliani, 31 ottobre 2023 | © Riproduzione riservata

Jenny Dogliani

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

Da grande porto del Mediterraneo romano a sito UNESCO: duemila anni di commerci, incontri e contaminazioni culturali lungo le direttrici che univano l’Adriatico all’Europa. Una memoria ancora visibile tra aree archeologiche, mosaici paleocristiani, musei ed eventi che raccontano una città crocevia di popoli, merci e culture

Il programma estivo del MaMbo celebra i cento anni dalla nascita del maestro fiorentino e della sua arte che percorre quella linea fra logica e intuito, istinto e natura. Nella Project Room del museo invece un’occhiata approfondita alle fotografie di Ghirri durante la sua collaborazione con Gianni Celati

Raffaello, Pontormo e Antonello da Messina vengono riuniti al Museo Nazionale dell’Abruzzo per una mostra che esplora la storia e gli artisti autoctoni in relazione alle produzioni più famose del periodo

La Collezione Marcelletti sfoggia con una mostra il percorso artistico di confine di Music, portato avanti in viaggi verso ogni dove dalla Dalmazia a Dachau, e i suoi collegamenti con l’atmosfera metafisica delle opere dell’artista italiano

Le tracce della Collezione CRT | Jenny Dogliani

Le tracce della Collezione CRT | Jenny Dogliani