Le tassonomie di Luca Resta

Alla galleria parigina 22,48 m² l’artista dà vita a un museo personale e collettivo della quotidianità contemporanea con gli oggetti e i packaging di prodotti che ha raccolto e ordinato

Un’opera di Luca Resta
Franco Fanelli |  | Parigi

L’archiviazione, la catalogazione, la tassonomia sono da tempo diventate categorie dell’arte. In quell’ambito si muove Luca Resta (1982), artista lombardo stabilitosi a Parigi ed è normale che la sua nuova mostra personale parta da un catalogo che si sviluppa in allestimento. Tsorpm #7 (questo il titolo del I volume) raccoglie una decennale attività di ossessivo raccoglitore di oggetti usa e getta e di packaging di prodotti alimentari.

Assemblando bottiglie di plastica e tramutandole in scultura, o disponendo meticolosamente i suoi reperti «neutralizzati» da una stesura monocromatica biancastra, Resta dà vita a un museo personale e collettivo della quotidianità contemporanea, evocando vanitas priva della nobiltà dell’iconografia tradizionale del genere. Il tutto intervallato da elementi in materiali di maggior durata, con il marmo e l’oro nordico (l’ottone della monetazione euro) in gara con un altro tipo di eternità, quella determinata dall’irreversibilità della plastica.

La mostra è offerta dal 12 marzo al 8 maggio dalla galleria 22,48 m². S’intitola «A la pêche à la ligne, l’asticot aussi est innocent» («Nella pesca alla lenza, anche il lombrico è innocente») citazione dal film di Philippe Fourastié «La bande à Bonnot», ispirato dalle vicende dell’omonimo gruppo anarchico degli anni Venti, specializzato in rapine alle banche.

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