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Mostre

Le surreali installazioni di Trisha Baga

Una nuova personale presso HangarBicocca

Un'immagine di scena per un'installazione di Trisha Baga. Coproduzione Pirelli HangarBicocca, Milano con lapartecipazione aggiuntiva di Giò Marconi, Milano e SOCIÉTÉ, Berlino. Cortesia dell’artista. Foto: Oto Gillen

Milano. Proiezioni 3D, oggetti ready made e sculture somiglianti a fossili di un’età contemporanea popolano le surreali installazioni di Trisha Baga, artista americana di origini filippine nata in Florida 35 anni fa. Per la sua nuova personale presso HangarBicocca («The eye, the eye and the ear», a cura di Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, dal 20 febbraio al 19 luglio), la Baga presenta cinque installazioni video, di cui una prodotta appositamente per Hangar accanto a una serie di ceramiche e dipinti.

I suoi complessi e caotici paesaggi filmici (paesaggi in quanto la superficie bidimensionale del video si espande nello spazio grazie alla tecnologia 3D e a un’elaborata architettura di oggetti di scena) riflettono con ironia sulle contraddizioni della cultura di massa, sugli effetti della globalizzazione e sui concetti di genere e identità, sempre più fluidi e frammentati in un’epoca, la nostra, dominata da internet e dai dispositivi digitali.

Basti pensare a due installazioni presenti in mostra: «Madonna y El Niño» (2010-20), in cui la figura dell’artista si confonde con quella della celebre popstar in un set da sitcom americana, oppure a «Mollusca & The Pelvic Floor» (2018), una narrazione sci-fi hollywoodiana in cui Alexa, il software di intelligenza artificiale sviluppato da Amazon, fa da protagonista.

All’ingresso della mostra una raccolta di oltre trenta ceramiche accoglie i visitatori, i quali sono a invitati a indossare occhiali 3D durante il percorso espositivo: prodotte negli ultimi cinque anni, le piccole sculture raffigurano dispositivi elettronici, molti dei quali obsoleti (proiettori per diapositive o telefoni retrò), e contemporanee icone pop, come la drag queen RuPaul, tutte esposte su plinti, a mo’ di preziosi reperti antropologici. Completano l’esposizione sei lavori della serie «Seed Paintings» (2017), composti da semi di sesamo su superfici di legno.

Federico Florian, da Il Giornale dell'Arte numero 405, febbraio 2020


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