Le parole intraducibili le traduce il legno

Alla Maison Tavel il progetto collettivo di Stefano Boccalini vincitore dell'Italian Council

Ada Masoero |  | Ginevra

La mostra di Stefano Boccalini «La ragione nelle mani» (catalogo Archive Books, Berlino), curata da Adelina von Fürstenberg e aperta fino al 27 giugno alla Maison Tavel/Musée d’Art et d’Histoire, è un progetto del Distretto Culturale della Comunità Montana di Valle Camonica (fra i vincitori del bando di arte contemporanea «Italian Council» del MiC) e di Art for the World Europa.

Per realizzarlo, Boccalini (Milano, 1963), che dal 2013, al tempo della sua residenza per «aperto art on the border», ha intrecciato uno stretto rapporto con la Valle Camonica, ha coinvolto quattro abili artigiani locali, ognuno affiancato da due giovani apprendisti, coinvolgendoli, come spiega la curatrice, «in uno scambio di sapere fra la poetica del lavoro e la tradizione artigianale».

A loro ha chiesto di tradurre in immagine con le tecniche tradizionali, tipiche del luogo (intaglio del legno, ricamo, intreccio del legno, tessitura) nove parole intraducibili di altrettante lingue di minoranze del mondo (dall’hawaiano alla lingua degli aborigeni australiani), tutte attinenti al rapporto, rispettoso e gentile, tra uomo e uomo e tra uomo e natura. L’opera collettiva entrerà nelle collezioni della GAMeC. Nell'opera «Ohana», parola che nelle Hawai significa famiglia, un «luogo» in cui nessuno viene abbandonato o dimenticato, e che fa riferimento non solo a un legame di sangue ma anche ai rapporti di amicizia.

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