Le «Buone prassi» del Sacro Monte di Varese

Iniziata nel 2016 l’opera di conservazione segue i suggerimenti che san Carlo Borromeo inserì nelle proprie «Istruzioni»

La III cappella con la Fuga in Egitto realizzata da Renato Guttuso La cripta del sacro Monte di Varese Veduta del sacro Monte di Varese
Ada Masoero |  | Varese

Avviato nel 2013 con l’intervento sulla Cripta del Santuario (la chiesa più antica dell’intero complesso, di cui si sono trovate testimonianze risalenti al V-VI secolo), dal 2016 il progetto di recupero del Sacro Monte di Varese è proceduto speditamente grazie al programma «Buone prassi», promosso dalla Parrocchia del Sacro Monte di Varese e dalla Fondazione Paolo VI, con il supporto di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia.

Dell’intero complesso (uno dei nove Sacri Monti di Piemonte e Lombardia, iscritti dal 2003 nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco) sono stati completati il restauro e la nuova illuminazione della Cappella XIII, mentre si è intervenuti con manutenzioni sulle altre cappelle e sulle murature della Via Sacra e si è predisposta la nuova linea elettrica della Via stessa, in vista della sostituzione dei corpi illuminanti.

Come spiega monsignor Giuseppe Vegezzi, vicario episcopale e presidente di Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte, il programma «Buone prassi» (avviato nel 2016, con un bilancio complessivo di 500 mila euro) si rifà ai principi dettati da Carlo Borromeo nelle celebri «Istruzioni» (1577) per l’edilizia religiosa, dove il futuro santo raccomandava ai parroci di dedicare la massima attenzione alla costante conservazione degli edifici e delle suppellettili di culto, suggerendo pratiche molto dettagliate: così si è fatto qui, con questo che è un piano complessivo di conservazione programmata e preventiva in cui, dopo la prima fase di analisi e indagini preliminari, che hanno individuato le emergenze conservative, sono stati avviati i lavori prima che si giungesse a un degrado troppo grave.

Il tutto, operando con un unico appaltatore di riferimento e sempre in rapporto con la Soprintendenza, con il risultato, come evidenzia Fondazione Cariplo, di «ottimizzare le risorse, sistematizzare le informazioni e creare economie di conoscenza». L’intero percorso è illustrato nel volumetto Lo scrigno del Sacro Monte di Varese. Caso studio per la conservazione programmata dei Sacri Monti (Nomos Edizioni, 2022, pp. 64, ill. col.), curato dall’architetto Gaetano Arricobene, direttore dei lavori, cui hanno contribuito gli architetti Roberto Nessi e Carlo Capponi, il restauratore Bruno Giacomelli e l’arciprete don Sergio Ghisoni.

© Riproduzione riservata Una scalinata del Sacro Monte di Varese Veduta dell’interno della cappella XI
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