La storia degli ebrei italiani in tre allestimenti

Al Meis il rapporto con i ghetti, un focus multimediale sulle persecuzioni razziali e un labirinto didattico dedicato alle regole dell’alimentazione

Amedeo Spagnoletto. Foto di Marco Caselli Nirmal
Stefano Luppi |  | Ferrara

Il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah (Meis) a Ferrara è diretto da due anni da Amedeo Spagnoletto, che ha dovuto subito fare i conti con la pandemia: «La sfida più impegnativa è stata ripensare completamente le attività e il ruolo del museo, per offrire contenuti di qualità senza la presenza fisica», spiega il direttore.

Il Meis nasce con tre obiettivi principali: «Raccontare la storia di oltre 2mila anni di presenza ebraica in Italia e trasmettere la memoria della Shoah e attraverso questi due temi sviluppare la condivisione di valori essenziali e positivi per la nostra società, come la fratellanza, il rispetto e l’uguaglianza».

Questo museo è un luogo dove si viene in contatto con una storia non raccontata sui libri di scuola: «Quella di una minoranza che non ha mai rinunciato alla sfida di preservare e tramandare un’identità religiosa e culturale, nonostante aspri periodi di persecuzione e limitazioni dei diritti. Le comunità ebraiche sono state sempre un’autentica cartina di tornasole della salute degli Stati».

Tre le esposizioni in corso, il percorso permanente «Ebrei, una storia italiana» racconta la storia dalle prime attestazioni della presenza ebraica in Italia fino al Rinascimento. La mostra «Oltre il ghetto. Dentro&Fuori», fino al 15 maggio, curata da Andreina Contessa, Simonetta Della Seta, Carlotta Ferrara degli Uberti e Sharon Reichel, presenta gli snodi culturali, storici e artistici della comunità ebraica italiana dalla segregazione nei ghetti (il primo a Venezia nel 1516) all’emancipazione ottocentesca.

In mostra opere come «Ester al cospetto di Assuero» (1733) di Sebastiano Ricci e «Interno di sinagoga» (1703) di Alessandro Magnasco, una chiave di uno dei portoni del ghetto di Ferrara (XVIII secolo), il «Manifesto» di Sara Copio Sullam» e la porta dell’Aron HaQodesh, l’Armadio sacro del tardo ’700 donato nel 1884 dall’Università Israelitica locale al Museo Civico di Torino.

L’esposizione multimediale «1938: l’umanità negata» illustra la genesi e il tragico epilogo della persecuzione razziale in Italia. La visita prosegue all’esterno con il «Giardino delle domande», un labirinto didattico dedicato alle regole dell’alimentazione ebraica.

© Riproduzione riservata
Calendario Mostre
Altri articoli di Stefano Luppi